Eccoci all’ultima parte del nostro racconto. Se vi siete persi le prime due parti del racconto vi lascio i link la prima parte da Los Angeles a Zion Nationa Park la seconda da Capitol Reef a Moab.

Ripartiamo proprio da Moab, in particolare dalla visita a Dead Horse Point State Park dal quale si gode una vista magnifica del Canyon scavato dal fiume Colorado, davvero senza parole.

Il parco non fa parte del circuito di quelli nazionali ma vale molto di più dei 10$ di ingresso. Ammetto di aver sofferto di vertigini, in effetti è pazzesco come si può stare a contatto con la natura e sentirsi “piccoli e fragili”.

Ancora una volta ci troviamo immersi nella natura, in qualcosa di spettacolare. Questo parco è nato dalla natura stessa, infatti grazie al vento, ai corsi d’acqua e alle dune di sabbia si è formato un paesaggio fatto da tanti strati di roccia, alte montagne, alberi e acqua formano questa penisola rocciosa.

Si narra che in questa zona,  vivessero allo stato brado branchi di magnifici mustang.
Liberi e selvaggi correvano tra il rosso delle rocce e il verde improvviso della vegetazione che, vincendo sete e sole, buca come un miraggio la sabbia indurita da secoli di vento, cristallizzata nelle forme più bizzarre.
Alla fine dell’Ottocento arrivarono in questa terra i cowboys che, affacciandosi sui canyon scorsero i cavalli.
Erano così belli che desiderarono subito catturarli, per domarli, o venderli. Fu così che riuscirono a spingere un gran numero di mustang verso il promontorio: una volta chiusi i cavalli (mesteños), sarebbe stato un gioco da ragazzi catturarli, spaventati dal baratro che, come un recinto naturale, girava tutto intorno.
Si dice però che i cavalli, stretti tra la morsa del vuoto e la mano dell’uomo, non vollero arrendersi, scelsero di gettarsi nel canyon, sfidando la paura del vuoto insita nella loro natura partirono al galoppo, l’ultima corsa verso la libertà, verso la morte. Si gettarono tutti, uno dopo l’altro e i cow-boys non potettero far altro che restare a guardare, attoniti e senza parole. 

Ora è rimasto solo il deserto, qualche animale notturno, e le piante si accontentano di poca acqua e tanta roccia.

Il Dead Horse Point State Park è facilmente raggiungibile dalla città di Moab (circa 30-40 minuti). Una curiosità: questo promontorio è famoso perché vi è stata girata l’indimenticabile scena finale. del film Thelma e Louise quando l’elicottero dell’FBI le individua e appare proprio dal fondo del canyon, che però è quello del Dead Horse Point State Park anzichè Grand Canyon.

Una volta lasciato questo luogo magnifico abbiamo visitato il Canyonlands National Park fino al famosissimo Mesa Arch, suggestivo ed emozionante allo stesso tempo. Grazie anche al cielo favoloso che ha fatto da cornice a quella giornata.

Lasciato Canyonlands abbiamo percorso una delle strade panoramiche più famose d’America. Una strada ripida, piena di tornati e senza guard-rail (per la mia serenità).

Lungo la strada ci sono due punti panoramici, Moki Dugway Overlook e poi ovviamente Muley Point, un punto pazzesco con giusto un “buco” di 300 metri sotto i piedi. In lontananza si vede la Monument Valley e il paesaggio è davvero incredibile, tutto si fonde tra cielo e terra.

Macinando km, siamo arrivati poi a Grand Canyon, abbiamo scelto di percorrere il South Rim (ci sono circa 260 miglia di distanza tra North e South Rim). Il parco è uno dei più famosi e visitati in tutti gli States, nonché una delle sette meraviglie del mondo! Anche in questo parco non mancano i view point, uno più pazzesco dell’altro.

Un luogo suggestivo e “sublime”, che ti fa riflettere su quanto tu sia infinitamente piccolo in questo contesto infinitamente grande e meraviglioso.

Lasciato l’Arizona e le meraviglie naturali, il nostro viaggio è proseguito verso Palm Springs dove abbiamo trascorso qualche giorno di puro relax in un resort molto bello, e visitato l’ultimo parco in programma il Joshua Tree National Park.

Il nostro viaggio sarebbe dovuto proseguire poi in California alla scoperta della costa e di Laguna Beach, ma a causa di un’allerta terremoto, abbiamo deciso di cambiare destinazione e tornare in anticipo a Las Vegas, un posto decisamente fuori dal mondo, dove la metà del tempo la passi percorrendo a piedi tutta la strip con il naso all’insù per guardare tutti gli alberghi, e le luci che illuminano la notte e la città sono a dir poco spettacolari, e l’altra metà all’interno del casinò! 😀

In questa città pazzesca abbiamo trascorso gli ultimi 5 giorni prima di rientrare in Italia, abbiamo soggiornato al famosissimo MGM Grand e riconsegnato il nostro suv con ben 5.623 km all’attivo!

Eccoci giunti alla fine del racconto del viaggio più bello ed emozionante di tutta la (nostra) vita! <3

Frenci Bello
Frenci Bello

Mi chiamo Francesca Bello, vivo a Varese e sono una Digital Strategist Freelancer con 10 anni di esperienza. Negli ultimi mesi mi sono occupata del lancio di una start-up, di nome Bernardo, mio figlio.

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