Carlo ha imparato a “ballare”, muove il suo “culotto” a ritmo di qualsiasi musica ormai. Abbiamo iniziato con la sigla di una serie tv che guardo abitualmente, poi siamo passati a “Nella vecchia fattoria” ora è diventato un estimatore di generi più adulti e balla anche sulle note dei grandi artisti della musica internazionale; ora la mia playlist Spotify ha fatto partire Sultan of Swing dei Dire Straits, per fare un esempio.

Lo sto addestrando bene, spazia da Lady Gaga ad Ennio Morricone -, è un portento! Squilla il telefono, si interrompe la canzone, è una notifica su whatsapp, un messaggio vocale di una mia amica, mamma conosciuta durante il corso preparto.

Con lei, che vive all’estero, non possiamo vederci o sentirci quando vogliamo ma ci sentiamo davvero spesso e in nostro aiuto vengono i messaggi vocali: croce o delizia per molti. Ecco, se per mio marito ogni messaggio vocale è una pugnalata, per me sono un piacere perché mi danno la possibilità di parlare (il chiacchierare è donna, dicono) per pochi minuti e spiegare cose, situazioni con la giusta enfasi, più di quanto il testo di un messaggio non faccia.

Con la mia amica sono una costante, ormai, ed è bello poter avviare un ‘botta e risposta’ senza dover iniziare una conversazione telefonica (che poi verrebbe puntualmente interrotta dalle infinite richieste dei bimbi), il messaggio vocale ovvia a tutto questo: ti permette di ascoltare la voce dell’altra persona, di poter parlare ma usufruendo dei tempi a disposizione. Con la mia amica solitamente ci scambiamo consigli, ci sosteniamo psicologicamente e non a vicenda e ci confidiamo.

Ascolto il suo audio mentre preparo la pappa a Carlo e ad un certo punto mi blocco, di botto, arriva la domandona! Per una neo mamma il tema “secondo figlio” è un po’ come i messaggi vocali: croce o delizia. Scherzi a parte, come tutte voi saprete, crescere un figlio è una gioia immensa ma è anche molto impegnativo (come dico sempre, penserò ad un secondo figlio quando il mio primogenito mi permetterà di dormire almeno una notte per intero o anche per tre/quattro ore di fila, mi accontento di poco!).

La mia amica, invece, va diretta e, lungi dall’essere già incinta, mi chiede cosa e come fare nel caso di una nuova gravidanza trovandosi, lavorativamente parlando, in una situazione particolare.

La domanda: la mia amica, assunta a tempo indeterminato in un’azienda privata mi spiega di avere chiesto ed ottenuto dal suo datore di lavoro un periodo di aspettativa non retribuita dal lavoro, per motivi personali. Mi precisa che fino all’ottenimento del suddetto periodo, dal termine della maternità obbligatoria, ha usufruito di tutti i giorni di ferie di cui disponeva e di un periodo di congedo parentale. Mi chiede, quindi – trovandosi in aspettativa non retribuita – quale regime le sarebbe applicabile qualora restasse incinta; in buona sostanza, in caso di seconda gravidanza se avrebbe diritto al periodo di maternità indennizzato dall’INPS.

La mia risposta: Partiamo dal principio generale – ben noto a tutti – per il quale l’art. 22 del d.lgs. n. 151/2001 (sempre il nostro caro Testo Unico maternità e paternità) stabilisce che le lavoratrici hanno diritto a un’indennità giornaliera pari all’80% della retribuzione per tutto il periodo di congedo di maternità (astensione obbligatoria e eventuale astensione per maternità anticipata).

Sempre il Testo Unico all’articolo 24 prevede che le lavoratrici gestanti possano altresì godere della indennità di maternità anche nel caso in cui restino incinta durante un periodo di sospensione/assenza dal lavoro senza retribuzione o in caso di disoccupazione, purché tra l’inizio della sospensione, dell’assenza o della disoccupazione e l’inizio della gravidanza non siano decorsi più di sessanta giorni.

Inoltre, sempre l’articolo 24 precisa che, al fine del computo dei sessanta giorni, non rientrano “nel calderone” dei sessanta giorni, determinati periodi ben previsti dalla legge, ad esempio non si tiene conto delle (1) assenze dovute a malattia o ad infortunio sul lavoro – purché chiaramente siano accertate e riconosciute dagli enti gestori delle relative assicurazioni sociali – né (2) del periodo di congedo parentale o di congedo per la malattia del figlio fruito per una precedente maternità (3) né del periodo di assenza fruito per accudire minori in affidamento (4) né del periodo di mancata prestazione lavorativa prevista dal contratto di lavoro a tempo parziale di tipo verticale e, non da ultimo (5) e neppure del periodo di congedo straordinario di cui la lavoratrice gestante abbia fruito per l’assistenza al coniuge convivente o a un figlio, portatori di handicap in situazione di gravità accertata ai sensi dell’art. 4, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104.

Pertanto, in assenza di diverse disposizioni contrattuali tra le parti, qualora il datore e la lavoratrice abbiano sottoscritto un accordo nel quale il datore riconosce alla lavoratrice un periodo di aspettativa dal lavoro non retribuita per motivi personali, alla lavoratrice che resta incinta in questo periodo spetterà l’indennità di maternità solo nel caso in cui la gravidanza giunga entro i sessanta giorni dall’inizio dell’aspettativa.

Si ha, inoltre, piena conferma di tale principio anche in giurisprudenza dal momento che nel 2017 la Corte di Cassazione, sezione lavoro, con sentenza n. 7675 ha specificato che la lavoratrice non avrà diritto alla indennità di maternità qualora il periodo di gestazione sia iniziato decorsi i sessanta giorni dall’inizio del periodo di aspettativa non retribuita e ha precisato, altresì, che è necessario che la situazione di mancanza di diritto alla retribuzione (durante il periodo di assenza per aspettativa) sia stata accertata in maniera definitiva per effetto di un accordo tra le parti del rapporto di lavoro.

Conclusioni: la mia amica per quanto mi abbia fatto questa domanda perché è una curiosona e le piace essere sempre informata su tutto, dal momento che ha sottoscritto un vero e proprio accordo di aspettativa non retribuita con il suo datore di lavoro, dovrà prestare molta attenzione al decorrere dei giorni e, se davvero volesse pensare ad un fratellino o sorellina per la sua meravigliosa bambina e al contempo beneficiare dell’indennità di maternità, dovrà tener conto di quanto espressamente previsto dall’articolo 24, ovverossia dovrà evitare che decorrano i famosi sessanta giorni dall’inizio dell’aspettativa.

È chiaro, però, che ci potrebbero essere dei possibili correttivi ma questa è un’altra storia e ne parlerò con lei solo qualora mi dovessi trovare di nuovo a condividere con lei le gioie e le ansie di una nuova maternità.

Alla prossima amiche!

Oriana Santarcangelo
Oriana Santarcangelo

Riflessiva e chiacchierona cerco di approcciarmi alla vita con lo stupore e la gioia di un bambino. Partita da una terra lontana, sono approdata a Milano per gli studi universitari ed è lì che, poi, sono diventata avvocato. Galeotto fu il codice ed è in uno studio legale che ho conosciuto mio marito. Anche lui avvocato del lavoro. Diversamente da quanto si potrebbe credere, due avvocati possono vivere sotto lo stesso tetto in armonia ed è così che abbiamo deciso di crederci e di creare la nostra famiglia. Sono mamma di Carlo, classe 2018, immatricolato a giugno.

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