ERRATA CORRIGE! Quante volte vi sarà capitato di sbagliare? Quante volte vi sarà capitato di inviare un messaggio ad un destinatario anziché ad un altro? Quante volte quel maledetto messaggio era errato, aveva qualche errore di battitura? Quante volte il file che avete allegato ad una email era quello sbagliato oppure quante volte quest’ultimo era incompleto? Quante volte siete stati approssimativi nello spiegare un concetto? Beh, probabilmente molti di voi negheranno fino allo stremo di aver sbagliato, di non aver precisato, o anche solo puntualizzato (inducendo in errore il vostro interlocutore) vittime di un perfezionismo, alle volte, ostinato, ma, in realtà, come dicevano gli antichi, errare humanum est!

Purtroppo nell’ultimo periodo ammetto di essere presa da troppe cose, di dover seguire troppe cose e di essere sballottolata a destra e a manca, quindi, alle volte, capita che dalla mia casella di posta parta un’email con all’interno dell’oggetto scritto un umilissimo – e colpevolissimo – “errata corrige”.

Anche l’INPS in questi giorni ha alzato bandiera bianca ed ha emanato una circolare che, tra le righe, faceva intendere un “errata corrige”.

La circolare in questione è la n. 140 del 18 novembre 2019 in tema di riposi giornalieri fruibili dal padre in un caso particolare, ovverosia nel caso in cui la madre del bambino sia una lavoratrice autonoma e stia godendo di un periodo di trattamento economico di maternità.

Il chiarimento nasce sulla scorta di una pronuncia della Corte di Cassazione del 12 settembre 2018 n. 22177. La Cassazione, difatti, ha affermato il principio secondo cui l’utilizzo da parte del padre lavoratore dipendente dei riposi giornalieri di cui all’articolo 40 del D.lgs 26 marzo 2001, n. 151 (T.U. sulla maternità e paternità), non è alternativo alla fruizione dell’indennità di maternità della madre lavoratrice autonoma.

A tal proposito, la citata sentenza chiarisce che potendo “entrambi i genitori lavorare subito dopo l’evento della maternità – risulta maggiormente funzionale affidare agli stessi genitori la facoltà di organizzarsi nel godimento dei medesimi benefici previsti dalla legge per una gestione familiare e lavorativa meglio rispondente alle esigenze di tutela del complessivo assetto di interessi perseguito dalla normativa; consentendo perciò ad essi di decidere le modalità di fruizione dei permessi giornalieri di cui si tratta, salvo i soli limiti temporali previsti dalla normativa”.

Potremmo definire questa pronuncia della Corte di Cassazione rivoluzionaria rispetto alla prassi applicata dall’INPS fino alla data in cui l’Ente Previdenziale ha fornito uno degli ultimi chiarimenti.

Difatti, prima di chiarire ed “interiorizzare” quanto affermato dalla Cassazione con sentenza n. 22177/2018, l’INPS interpretava ben diversamente l’articolo 40 del T.U. 151/2001 e, di conseguenza, per molto tempo i padri sono stati “costretti” a poter godere e fruire dei riposi giornalieri – nel caso di madre lavoratrice autonoma – solo dal giorno successivo a quello finale di “maternità obbligatoria”.

Per l’INPS, quindi, riposi giornalieri (del padre) e congedo di maternità obbligatorio (della madre) non erano compatibili e cumulabili.

Infatti, proprio nel 2003, con Circolare n. 8 del 17 gennaio 2003, l’INPS chiariva che: “Se la madre è lavoratrice autonoma (artigiana, commerciante, coltivatrice diretta o colona, imprenditrice agricola, parasubordinata, libera professionista), il padre può fruire dei riposi dal giorno successivo a quello finale del periodo di trattamento economico spettante alla madre dopo il parto e sempre che la madre (qualora si tratti di commerciante, artigiana, coltivatrice diretta o colona, imprenditrice agricola) non abbia chiesto di fruire ininterrottamente, dopo il suddetto periodo, del congedo parentale, durante il quale, come sopra detto, è precluso al padre il godimento dei riposi giornalieri.

Perciò, cari papà, se vostra moglie, o la vostra compagna o semplicemente la madre di vostro/a figlio/a è una lavoratrice autonoma e avete avuto da poco il/la vostro/a pargolo/a, prestate attenzione e, sulla base dei chiarimenti forniti dall’INPS nella circolare n. 140 del 18 novembre u.s., potete chiedere ed ottenere di usufruire di giorni di riposo anche durante il godimento di un periodo di congedo obbligatorio/congedo parentale da parte della madre di vostro/a figlio/a!

Occhio, però!

Fate solo attenzione alla precisazione che fa l’INPS sempre nella suddetta Circolare, ovverosia che le “indicazioni fornite con la presente circolare si applicano alle domande pervenute e non ancora definite e, a richiesta dell’interessato, anche agli eventi pregressi per i quali non siano trascorsi i termini di prescrizione ovvero per i quali non sia intervenuta sentenza passata in giudicato.

Alla prossima!

 

Oriana Santarcangelo
Oriana Santarcangelo

Riflessiva e chiacchierona cerco di approcciarmi alla vita con lo stupore e la gioia di un bambino. Partita da una terra lontana, sono approdata a Milano per gli studi universitari ed è lì che, poi, sono diventata avvocato. Galeotto fu il codice ed è in uno studio legale che ho conosciuto mio marito. Anche lui avvocato del lavoro. Diversamente da quanto si potrebbe credere, due avvocati possono vivere sotto lo stesso tetto in armonia ed è così che abbiamo deciso di crederci e di creare la nostra famiglia. Sono mamma di Carlo, classe 2018, immatricolato a giugno.

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