(cosa fare – step by step – dalla comunicazione della gravidanza alla richiesta del congedo parentale)

Ho portato Carletto al mare. È una gioia per gli occhi vedere la sua emozione quando indica bramoso il mare e quando mi tende la mano chiedendomi di accompagnarlo in acqua.È strano pensare che proprio su questo bagnasciuga anche io, 30 anni fa, ho mosso i primi passi, che anche io amavo così tanto l’acqua e questo mare a tal punto che mia madre, disperata, riusciva a tirarmi su dall’acqua solo dopo lunghe tattiche di convincimento. Oggi su questo bagnasciuga cammina e corre Carlo. Oggi riflettevo su fatto che tra i vari cambiamenti che ci sono stati nella mia vita dopo l’arrivo di Carlo c’è stato anche quello relativo il mio rapporto con il mare e con questo bel paesino che mi ha visto crescere estate dopo estate.

Prima dell’arrivo di Carlo nella mia vita, l’orario del mio approdo in spiaggia era circa le 11.30 (quando andava bene! In realtà sono sempre stata mattiniera ma, prima, i miei tempi erano ampi e lunghi fino all’inverosimile) e l’orario del mio ritorno era variabile tra le ore 17 e le ore 20. Trascorrevo tutta la giornata a farmi accarezzare i piedi dai granelli di sabbia e ad ascoltare – rilassata – il rumore delle onde che si infrangevano delicate e placidi sulla battigia. Oggi arrivo in spiaggia alle ore 8.30/9.00 e alle ore 11.30 circa faccio ritorno a casa perché Carletto deve pranzare.

Oggi il rumore del mio mare non lo ascolto più per tutto il giorno e “dal vivo” ma, devo ammettere che, grazie a Carlo, il rumore del mare non manca mai: tra le varie tecniche di addormentamento e di mantenimento del sonno una amica mi suggerì di comprare un generatore di suoni da tenere all night long e grazie alla funzione “ocean” riesco a fare sempre grandi sessioni di mare-terapia.

Rincorrendo Carletto sul bagnasciuga sto notando quante donne incinta frequentano il mio lido. Guardo le loro pance tonde e penso che un po’ mi manca quel pancione sferico e grosso come un melone che mi ha accompagnato per nove mesi. Penso che, in fin dei conti, mi sarebbe piaciuto “sfoggiarlo” in spiaggia come fanno queste bellissime future “mamme estive”. Mentre penso tra me e me, una di queste mamme, intenerita dalle grida di entusiasmo e gioia di Carlo mentre cammina in acqua, mi si avvicina per chiedermi quanti anni ha il piccolo (le rispondo che ne ha uno e, come fanno tutti, mi guarda sbalordita pensando che ne abbia almeno uno in più, ah il mio ragazzino!), le chiedo qual è la data presunta del parto e iniziamo a chiacchierare.

Mi chiede come ho affrontato il parto (sono stata buona, detesto fare terrorismo inutile perché ogni situazione è diversa dall’altra), come è stato il primo periodo di “conoscenza” con Carlo e come ho organizzato la mia vita una volta nato il piccolo.

Lei mi racconta i suoi piani, si è già organizzata: dagli arredi, già tutti pronti, alla turnazione dei nonni che le daranno una mano all’inizio, le resta solo da organizzare per bene il rapporto con il lavoro.

Nella sua piccola azienda, da quando lavora lì ci sono state poche maternità, inoltre, tra le sue amiche lei è la prima futura mamma e, non sapendo bene cosa e come fare per gestire le comunicazioni con il datore di lavoro, si stava informando a tal riguardo in modo da arrivare preparata. Così, mi è venuta in mente questa to do list circa cosa, (e come e quando) devono fare le mamme da quando scoprono di essere incinta a cosa fare per “avere il loro tempo” una volta nato il pupo.

Step 1 quando e come comunicare il proprio stato di gravidanza
Quando Posto l’obbligo che grava in capo alla lavoratrice di comunicare al proprio datore di lavoro lo stato di gravidanza, non esistono delle tempistiche previste dalla legge entro quando tale informazione deve essere resa.

Alcuni CCNL di categoria possono prevedere delle linee guida a riguardo ma, in generale, non vi sono regole dettate dalla legge.

Vi è sono due casi in cui la lavoratrice ha l’obbligo di informare il prima possibile il datore di lavoro circa il proprio stato di gravidanza:

1. nel caso delineato dal D.Lgs. 81/2008 (decreto sulla salute e sulla sicurezza sul luogo di lavoro) e

2. nel caso in cui la gravidanza sia a rischio.

In questo ultimo caso la lavoratrice deve inviare al datore il certificato medico comprovante il particolare stato di salute a rischio suo e/o del feto.

Nel primo caso, invece, secondo la normativa di cui sopra, il datore di lavoro ha l’obbligo di effettuare una valutazione dei rischi e di informare – nonché prendere tutti gli accorgimenti necessari – i propri lavoratori e le proprie lavoratrici circa gli eventuali rischi per la sicurezza e la salute anche, in particolare per quella delle donne in gravidanza. Quindi, nel caso in cui una lavoratrice si trovi a lavorare in una azienda che presenta rischi particolari sarà tenuta ad informare il proprio datore di lavoro tempestivamente circa la propria gravidanza in modo da permettere al datore di lavoro di adottare i sistemi necessari alla tutela della salute di madre e nascituro.

Come La lavoratrice potrà:

1.    comunicare lo stato di gravidanza presentando il certificato medico di gravidanza rilasciato dal proprio ginecologo o da un medico del SSN; oppure

2.    qualora la lavoratrice non disponesse ancora del certificato di cui al punto che precede, presentare un’autocertificazione in carta semplice in cui indicherà la data presunta del parto (con l’impegno di consegnare il prima possibile il certificato medico il prima possibile).

 

 

Step 2: il congedo obbligatorio, come e quando richiederlo
Soluzione 1 La lavoratrice, qualora desiderasse optare per la maternità obbligatoria “classica” dei 2 + 3 mesi, dovrà consegnare al proprio datore la seguente documentazione:

–       la ricevuta della domanda telematica di congedo di maternità entro l’inizio dell’ottavo mese di gravidanza (a prescindere dal fatto che la lavoratrice sia operativa in azienda o in interdizione anticipata);

–       la ricevuta di un’ulteriore domanda telematica di congedo di maternità che coprirà il periodo di tre mesi successivi alla data effettiva del parto. Tale domanda dovrà essere effettuata entro un mese dalla nascita del bambino.

Soluzione 2 In alternativa:

1.            entro la fine del settimo mese di gravidanza, la lavoratrice potrebbe predisporre un’autocertificazione in cui potrà:

–       indicare il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro (i.e. di 5 mesi totali); e

–       allegare il certificato di gravidanza.

2.            Una volta nato il bambino, la lavoratrice dovrà inviare al datore di lavoro una ulteriore autocertificazione con allegato il certificato di nascita. Nel medesimo documento, la lavoratrice dovrà, altresì, indicare la data definita del periodo di astensione obbligatoria.

 

Step 3: il rientro a lavoro
Post maternità obbligatoria Se la lavoratrice madre è intenzionata a rientrare a lavoro dopo il termine del periodo di maternità obbligatoria, non dovrà fare altro che presentarsi al lavoro nel giorno successivo a quello indicato come termine ultimo del periodo di maternità obbligatoria.
Se si vuole richiedere il congedo parentale (ex maternità facoltativa) come farlo Qualora, invece, la lavoratrice intenderà usufruire del periodo di congedo parentale (ossia la ex maternità facoltativa), – per approfondimenti sul tema ricordate l’articolo che ho pubblicato in data 8 febbraio 2019 -,  dovrà:

–       farne richiesta telematicamente e la sua ricevuta dovrà essere consegnata al datore di lavoro prima dell’inizio del periodo di congedo; oppure

–       produrre una autocertificazione e, in un secondo momento ottemperare alla compilazione della richiesta formale.

 

 

Per chi fosse già al mare, buone vacanze!
Alla prossima, amiche!

 

Oriana Santarcangelo
Oriana Santarcangelo

Riflessiva e chiacchierona cerco di approcciarmi alla vita con lo stupore e la gioia di un bambino. Partita da una terra lontana, sono approdata a Milano per gli studi universitari ed è lì che, poi, sono diventata avvocato. Galeotto fu il codice ed è in uno studio legale che ho conosciuto mio marito. Anche lui avvocato del lavoro. Diversamente da quanto si potrebbe credere, due avvocati possono vivere sotto lo stesso tetto in armonia ed è così che abbiamo deciso di crederci e di creare la nostra famiglia. Sono mamma di Carlo, classe 2018, immatricolato a giugno.

Ancora nessun commento

Lascia un commento

L’indirizzo email non sarà pubblicato.