Sono da poco diventata mamma per la seconda volta (le mie bambine hanno, rispettivamente, 4 anni una e 4 mesi l’altra). In tanti mi dicevano che la seconda gravidanza sarebbe stata molto diversa dalla prima: maggiore stanchezza, meno “farfalle nello stomaco” e testa nelle nuvole.

Tutto vero, e per quanto mi riguarda aggiungo alla lista delle differenze anche una maggiore consapevolezza riguardo a come desideravo gestire la gravidanza stessa e poi il parto.

La stessa consapevolezza mi ha portato a decidere di farmi seguire da un’ostetrica per tutto il periodo dell’attesa e del puerperio, con l’obiettivo di avere una figura di riferimento per la mia salute e quella della neonata.

La figura dell’ostetrica

L’ostetrica è una figura professionale sanitaria che si occupa di assistere la donna durante il periodo di gravidanza, parto e puerperio, ma spesso – se ne ha i requisiti e ha seguito una formazione specifica – anche della salute del pavimento pelvico, della sessualità e di altre tematiche relative al benessere femminile. Svolge la sua attività in strutture sanitarie, pubbliche o private, come dipendente o libera professionista.

Ho sempre avuto una grande fascinazione per questa figura, che richiama un sapere femminile antico e tramandato di generazione in generazione. La levatrice era in passato una figura rispettata e fondamentale nella comunità, e solo l’eccessiva medicalizzazione di tutto ciò che ruota intorno alla nascita ne ha sminuito l’importanza. Io ho iniziato a interessarmene dopo aver visto un bellissimo spettacolo teatrale di Giuliana Musso, e dopo aver letto il libro del Prof. Michel Odent intitolato “Nascere nell’era della plastica”.

Tra le competenze dell’ostetrica, quindi, c’è quella di seguire e portare a termine parti fisiologici e prestare assistenza al neonato. Può seguire in autonomia gravidanza, parto e post-parto, individuando eventuali situazioni potenzialmente patologiche, che richiedano un intervento medico. È quindi perfettamente in grado e autorizzata a gestire questi eventi anche senza la partecipazione di un medico. Se la gravidanza è fisiologica, infatti, l’intervento di un medico non è strettamente indispensabile.

Perché ho scelto un’ostetrica per la mia seconda gravidanza

La mia prima gravidanza è stata una bellissima esperienza. Tuttavia ho un po’ sofferto l’eccessiva presenza medica fatta di visite (anche invasive) ravvicinate, prelievi del sangue continui, ecografie mensili, test spesso non necessari per una gestazione come la mia, perfettamente fisiologica e senza alcun tipo di sintomo preoccupante.

Con la mia seconda figlia (probabilmente anche l’ultima!) volevo vivere meglio l’attesa senza dovermi sottoporre a una sfilza estenuante di controlli ed esami. Attenzione: questo non vuol dire ignorare i protocolli di sicurezza in nome di una utopistica “naturalità” dell’evento, ma semplicemente seguire la profilassi sanitaria consigliata senza eccessi. Sapete, per esempio, che le ecografie consigliate dalle istituzioni sanitarie (dall’OMS in giù) sono soltanto due? Oppure che alcuni esami, come la curva da carico glicemico, non sono da prescrivere di default?

La mia ostetrica mi ha prescritto gli esami necessari e mi ha seguita da vicina. Non si è trattato solo dell’indispensabile supporto sanitario, ma anche di momenti di ascolto profondo e umano. Si è occupata non solo della mia salute, ma del mio benessere psicofisico più generale. Mi sono sentita accolta.

Un altro dei miei desideri era quello di tornare a casa subito dopo il parto in ospedale, evitando la degenza che la volta precedente avevo un po’ sofferto.La dimissione precoce e protetta è possibile e non ostacolata in alcuni ospedali (come quello dove ho partorito io, il Buzzi di Milano) ma per questioni di sicurezza è salute è indispensabile avere un’ostetrica che possa seguire mamma e bebè sin dai primi momenti. Per me è stata un’esperienza meravigliosa, perché per due settimane ho avuto tutto il supporto necessario ad avviare l’allattamento (cosa mai troppo semplice, anche alla seconda esperienza), consigli utilissimi per gestire i primi giorni e soprattutto le difficilissime prime notti, e una pronta risposta a tutti i miei dubbi o momenti di difficoltà. Il tutto nel calore della mia famiglia, con la mia bambina grande, e tra le mura di casa.

Alla fine del puerperio, poi, ho effettuato una visita specialistica per la valutazione dello stato di salute generale e del pavimento pelvico. Uno step che spesso, purtroppo, viene sottovalutato, con conseguenze più o meno gravi a seconda dei casi. Con l’ostetrica è possibile quindi non solo verificare gli effetti di gravidanza e nascita su questa parte fondamentale del nostro corpo, ma anche valutare insieme gli eventuali interventi di recupero.

Come sceglierla

Per scegliere un’ostetrica ci si può rivolgere a una struttura pubblica (alcune ostetriche svolgono attività libero professionale in ospedale), a una privata, oppure a un’associazione di categoria.

Nel mio caso, ho scelto la mia ostetrica consultando il sito www.ostetricheitaliane.it: è possibile fare una ricerca per zona e specializzazioni. Il mio consiglio è di contattarne almeno due o tre e poi scegliere quella con la quale ci si sente più in sintonia.

Per saperne di più su questo mondo, consiglio di seguire su Instagram la bravissima Dalila (@dalilaostetrica) e il profilo ufficiale di Ostetriche Italiane (@ostetriche).

L’ostetrica è una donna come noi, che ci può affiancare e aiutare ad avere più fiducia in noi stesse e nelle nostre capacità. Sappiamo far nascere la vita, dobbiamo solo ricordarcelo!

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Myriam Sabolla

Adoro le storie e da sempre mi piace raccontarle. Per farlo, uso le parole e le immagini. Sono spesso occupata a preparare il mio prossimo viaggio, e amo il cibo (soprattutto mangiarlo!): ecco perché ho scelto di collaborare principalmente con aziende del settore food e travel. Amo la tecnologia (a 8 anni ho smontato il mio primo computer), soprattutto quando ci semplifica la vita. Dal 2015 sono anche la mamma di Adele, la bambina che mi ha stravolto il mondo. E nel 2019 è arrivata anche Clara.

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