Ognuno di noi ha una parola, o più d’una, che proprio non sopporta. Io non posso sentir dire “mammo”.
Non ce la faccio a non indignarmi. Mi torna in mente una mattina di qualche settimana fa.

Stavo accompagnando il mio bambino grande all’asilo quando, proprio sulla porta della scuola, abbiamo sentito un papà che si definiva appunto un “mammo”, ridacchiando e chiacchierando con altri genitori.

Mio figlio, con la logica dei quattrenni, si è affrettato a chiedermi “mamma, ma cos’è un mammo? Una mamma maschio? O un papà femmina?”.

Non sapevo che dire.

Eh, amore mio. Nè l’uno nè l’altro” ho preso tempo “forse quel signore scherzava, voleva fare un gioco di parole” ho provato a chiudere il discorso. Ma dentro di me non era affatto chiuso. Anzi. Le danze dei miei pensieri si erano appena aperte.

Ultimamente inciampo troppo spesso nei mammi, in chi si dichiara tale, o in chi indica così un padre che si occupa dei propri figli al posto della mamma. Ho fatto una ricerca veloce e ho scoperto che perfino i dizionari si sono adeguati ai tempi e riportano “mammo” come sostantivo maschile di mamma, utilizzato per indicare, in termini scherzosi, “un uomo che nella cura dei figli e della casa” svolge funzioni “tradizionalmente” proprie di una mamma.

Impossibile non indignarsi, per chi, come me, crede nel gioco di squadra tra genitori e pensa che i papà, quando ci sono e fanno la loro parte, siano davvero bravissimi.
Impossibile per me comprendere la necessità di inventare una nuova -e a mio parere brutta- parola, quando ne abbiamo una così bella che è papà.

Non sarà che alcuni uomini considerano svilente andare a prendere i bimbi a scuola, fare la spesa al mercato, caricare la lavapiatti o stendere la lavatrice? Così svilente che serve mettersi il mantello da mammo, quasi fosse quello di un super eroe, che si carica sulle spalle le funzioni “tradizionalmente materne”?

Ecco, cari mammi, noi mamme vi chiediamo la cortesia di togliervi il mantello e di tornare a fare i papà. Sì, i papà che accompagnano a scuola, che leggono la favola della buonanotte, che sanno sgridare quando serve, ma anche abbracciare e coccolare, che aiutano i loro bambini a superare le paure, che giocano a pallone al parco, che cantano ninne nanne e si alzano la notte. Quei papà che sanno quanto è bello e prezioso il gioco di squadra con le loro compagne di vita.

Allora sì, cari mammi, che sarete dei super eroi.
Per i vostri figli, grandi papà del domani.

 

Lucia Massarotti
Lucia Massarotti

Sono nata a Milano e quest’anno spegnerò -con gioia!- quaranta candeline. Dopo la laurea in Giurisprudenza e qualche bellissimo anno passato a lavorare in uno studio legale ho capito che il diritto non era la mia strada, ho lasciato i codici e ho scoperto che mi piace scrivere. Ho sposato il più straordinario compagno di viaggio che la vita potesse farmi incontrare e, insieme, siamo partiti per meravigliosa avventura: essere genitori di Enzo, nato sotto il sole dell’agosto 2015, e Matteo, che rende ancora più allegra la nostra famiglia dall’aprile 2018. Convinta del fatto che diventare genitori sia la nostra più grande occasione per crescere cerco, ogni giorno, di mettermi all’altezza dei miei bambini, di infilarmi nelle loro scarpine, provando a guardare il mondo con la loro stupenda curiosità. Dal gennaio 2019 ho aperto un blog, PiccolieCuriosi, dove racconto le mie avventure da mamma.

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