Il mio secondo genito si chiama Pietro, ha otto anni e mezzo.

Pietro è profondo e pieno di immaginazione, il suo cuore è come un pozzo in cui si riflette la luna piena, scuro e luminoso insieme, e da cui si può attingere acqua freschissima solo con un secchiello di legno e una carrucola. Con lui è così per forza, nulla è scontato e tutto è molto intenso e raro.

Pietro non va d’accordo con la scuola. Durante il periodo scolastico diventa fosco e scontroso e  lo diventa anche con me, che sono ancora il suo porto sicuro, per questo tra noi scoppiano spesso terribili tempeste. Probabilmente nel suo zainetto di scuola si nasconde da qualche parte la sigla DSA: che sta per disturbi specifici dell’apprendimento. Non lo sappiamo ancora con certezza, ma cominciamo ad averne qualche indizio. Per esempio la lettura, che a questa età inizia ad essere una piacevole compagnìa per molti bambini, è per lui una croce.

A meno che non sia la sera, ad alta voce, e con la voce di mamma o di papà. Dopo inizi spesso faticosi e pieni di ribellioni e brontolii, quando la storia prende forma e Pietro fa amicizia con i personaggi, allora tutto scorre veloce, come tra innamorati. Pietro aspetta l’ora della lettura, porta il libro anche a colazione, se l’attesa per la fine della storia diventa insopportabile.

All’inizio dell’estate abbiamo letto tutti insieme le avventure di Ulisse, nell’edizione oscar junior Mondadori in “l’Odissea raccontata ai bambini” di Rosa Navarro Duran.

Tutto è cominciato per caso. Una sera, a cena. Il libro lo avevo scoperto in una lista proposta da Alessandro D’Avenia qualche estate fa. Mi erano piaciute le illustrazioni e mi aveva convinto il fatto che d’Avenia lo proponesse per una lettura corale, ad alta voce, per le lunghe e calde sere d’estate. La situazione che lui aveva descritto mi aveva ricordato una frase di D. Pennac che lessi qualche tempo fa: “Amare vuol dire far dono delle nostre preferenze a coloro che preferiamo. Quando una persona cara ci fa dono di un libro, la prima cosa che facciamo è cercarla tra le righe, cercare i suoi gusti, i segni di una fraternità.” E poi ho pensato, forse dato l’argomento, ai cantori dell’antica Grecia, a come imparassero il loro mestiere e dunque innumerevoli storie, tutte quelle della lunga tradizione greca, attraverso la voce di un maestro. Lo accompagnavano ovunque andasse, non studiavano, ma apprendevano osservando e ascoltando. Non esisteva strada più luminosa per imparare dello stare insieme, fianco a fianco. Questo è stato il motivo ispiratore più importante: consegnare a Pietro un modo di amare la lettura che si potesse scoprire stando a fianco, a noi , alle nostre voci.

Le avventure di Ulisse sono ben note a tutti noi, fanno parte del nostro patrimonio culturale: il Ciclope  Polifemo, Eolo, la maga Circe … Telemaco, i Proci e Penelope. Ulisse è un eroe meraviglioso, avvenente e intelligente, sono gli stessi dei che gli donano dei super poteri che nulla hanno da invidiare a quelli degli eroi della Marvel.

Ma quello che sopra ogni cosa mi conquista da sempre è che Ulisse ha lo spessore di un uomo vero: conosce le proprie debolezze e soffre, si commuove. Gli ultimi capitoli del libro, ovvero quelli  in cui finalmente è descritto il suo ritorno a casa, sono carichi di una tenerezza splendida. Ne emerge tutta la fragilità e la sofferenza di questo eroe e lo struggimento e la gioia del ritorno tra gli affetti più cari.

E pieno di commozione gli si avvicinò, i due piansero a lungo e senza riuscire a parlare”. Ecco Ulisse e suo figlio, al loro primo incontro. “Era vecchissimo, molto malato e pieno di zecche; ormai incapace di muoversi, si era lasciato cadere in cima a un mucchio di sterco. Eppure riconobbe subito la voce del padrone! … Ulisse non si azzardò ad accarezzarlo, altrimenti tutti lo avrebbero riconosciuto. Al vedere il cane così malconcio, però una lacrima gli scivolò lungo la guancia. Argo morì subito dopo aver visto il suo padrone”. “ … appena Euriclea cominciò a lavarlo vide la cicatrice … lei se lo ricordava molto bene, ribaltò il catino e l’acqua si sparse! Il cuore di Euriclea si colmò di una gioia immensa e al tempo stesso di un profondo dolore”.

Non abbiate paura di raccontare questa storia ai vostri figli. Ci sono inganni, guerre, astuzie e qualche spargimento di sangue, morti e fallimenti. Ma insieme ci sono valori preziosi, l’amore profondo per la famiglia e per la propria terra, un profondo senso di giustizia e dell’onore. E infine l’amore. Quando Penelope incontra Ulisse dopo vent’anni di attesa, quale donna saprebbe oggi aspettare il proprio amore per così tanto tempo!?!,  non riesce a parlargli, riesce soltanto a guardarlo. “Figlio mio, non riesco a parlargli, posso soltanto guardarlo. Ma non preoccuparti. Se davvero è tuo padre, ci riconosceremo, perché ci sono cose che soltanto noi due possiamo sapere”.  “Come puoi far togliere quel letto dalla stanza?” il segreto del letto nuziale, svela a Penelope che Ulisse è davvero tornato.  E dunque “Anche a Ulisse scendevano molte lacrime lungo le guance mentre, finalmente poteva stringere tra le braccia la sua amata Penelope”.

Ricordo ancora quando da ragazza ascoltai per la prima volta l’episodio di Totem di Baricco, in cui l’attore raccontò con una capacità empatica fortissima il ritorno di Ulisse e la notte più lunga di sempre che egli trascorse con la sua amata.

Lasciatevi ispirare dai libri che leggete ai vostri figli, saranno certamente un regalo anche per voi.

Manuela Giuby
Manuela Giuby

Vengo da dove si giocava nei prati, e da dove crescevano i mughetti, bianchi, timidi e sognanti. Poi ho incontrato Lei: la città. La laboriosa, generosa, eclettica Milano. Ho studiato lettere e divorato la letteratura, ho indossato un naso da clown e ho sognato con il teatro, ho scoperto di avere un’anima caleidoscopica e vivace. Milano l’ho portata con me e sono tornata a vivere in un mondo piccolo, per amore! Per seguire un travolgente amore! Oggi insegno, cucino gluteenfree, amo pazzescamente la moda, la letteratura e la mia rumorosa famiglia. Ho quattro figli stupendi, tutti con gli occhi belli del loro meraviglioso papà. Manuela detta Giuby

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