Siamo agli sgoccioli, la settimana prossima inizieremo l’inserimento al nido e per quanto il bel carattere di Carlo, il suo buonumore, la sua giovialità e la sua simpatia mi facciano ben sperare e mi inducano a pensare che potrebbe adattarsi bene al cambiamento, sono piena di ansie e paure (come, penso il cento per cento delle mamme del mondo) dalle più piccole (riuscirà ad interagire bene con i bambini? riuscirà a farsi comprendere?

Riuscirà a mangiare totalmente da solo? riuscirà ad addormentarsi visto che continua ad essere lo “zoccolo duro”?) alle più grandi (riusciranno le educatrici a prendersi cura di tutti i bambini, nessuno escluso? riusciranno le educatrici a mantenere alta l’attenzione e salda la calma?).

Sì, noi mamme siamo fatte tutte allo stesso modo (o quasi) ed oggi ne ho avuto – ancora una volta – la conferma!

Stavo chiacchierando con una delle mie più care amiche la quale mi ha raccontato che era a pranzo con delle colleghe, tra cui una mamma.

Lei non se l’è fatto ripetere due volte e ha iniziato a farle domande su quelli che sono i temi che “mi stanno più a cuore” (oppure magari sarebbe meglio dire che sono i temi con quali, forse, tartasso di più amiche e parenti) e da lì ne è partita una vera e propria “indagine di mercato” fatta ad hoc per me circa il rapporto figli/sonno e figli/genitori/asilo (sì, lei è una vera donna marketing sempre sul pezzo!).

Ascoltando le varie risposte che la sua collega le ha dato, ho sorriso perché mi sono accorta che certi pensieri, certi dubbi (ma proprio certe frasi che si dicono) sono davvero le stesse per ogni madre!

E tra questi pensieri, il principale è la preoccupazione per la cura dei nostri figli. Ed è proprio per questo motivo che quando sono andata a vedere le varie strutture di nidi d’infanzia, in occasione degli open day, tra le varie domande che facevo ce n’era una specifica: “ci sono le telecamere in questo nido?”.

Ebbene sì, ho fatto anche io questa domanda che per molti è una offesa al corpo educando! Qual è stata la risposta più frequente: “no, non ci sono i fondi” oppure “no, non lo riteniamo necessario”.

Ora, a prescindere da quale sia la posizione di ognuno di noi a riguardo, penso possa essere utile fare chiarezza sul tema e spiegare cosa prevede la legge.

È di maggio 2019 la notizia ufficiale: il Senato ha approvato il disegno di legge che prevede l’installazione di telecamere nelle scuole di infanzia e nelle case di riposo.
Veniamo al dettaglio e cerchiamo di capire cosa prevede per il “tema telecamere” il decreto cd. sblocca cantieri, D.L. n. 32/2019 convertito in legge con la Legge n. 55/2019 pubblicata sul Gazzetta Ufficiale n. 140 del 17 giugno 2019.

La Legge

Cerchiamo di riportare, in breve, i contenuti più significativi in tema di videosorveglianza:

1
viene previsto che sia gli asili nido che le scuole dell’infanzia potranno dotarsi di un sistema di telecamere criptate a circuito chiuso al fine di garantire la sicurezza dei minori frequentanti le strutture. Inoltre, viene stabilito che le registrazioni del sistema di videosorveglianza siano visionabili esclusivamente alle seguenti condizioni: le registrazioni possono essere oggetto di disamina (a) solo da parte delle Forze dell’ordine (b) e solo dietro formale denuncia di reato alle autorità nel pieno rispetto della normativa sulla privacy.

 

2
viene specificato che tutto quanto previsto nel riquadro che precede possa essere applicato e adottato anche all’interno delle strutture assistenziali per anziani, per disabili e per minori in situazione di disagio.

 

3
si precisa e si puntualizza che le immagini riprese dalle telecamere saranno cifrate – già al momento dell’acquisizione dei video e già all’interno delle telecamere-. Difatti le immagini riprese dalle telecamere saranno, quindi criptate così a da evitare atti di pirateria informatica e b da evitare il rischio di incorrere in sistemi di controllo (illecito) a distanza dei lavoratori.

 

 

I numeri

Veniamo ora agli aspetti concreti e cerchiamo di capire se quanto previsto con la legge, effettivamente, sarà di possibile realizzazione, conti e numeri alla mano.

Per l’installazione di telecamere negli asili è prevista nello stato di previsione del ministero dell’Interno una dotazione di 5 milioni per il 2019 e 15 milioni per ciascuno degli anni dal 2020 al 2024.

si può quindi stimare che nel quinquennio considerato lo Stato interverrà con 80 milioni di euro.

Non dimentichiamo, però, che nel novero delle spese e tra i tanti costi che si dovranno sostenere, non si dovrà considerare solo il costo di installazione delle telecamere ma anche (e soprattutto) i costi di gestione delle stesse tra i quali configura la conservazione delle immagini che dovrà avvenire per un periodo pari a 6 mesi

Le critiche

Come spesso accade, ogni legge che viene promulgata porta con sé malcontenti e critiche. Anche in questo caso, l’emanazione della legge “sblocca cantieri”, relativamente alla questione delle telecamere ha acceso un’intensa polemica sia per quanto riguarda le possibili violazioni della privacy, sia per quanto riguarda il timore di possibili controlli a distanza dei dipendenti della struttura.

In realtà, per quanto riguarda il primo punto, è stata proprio la Commissione Europea, in risposta a un’interrogazione parlamentare, ad aver precisato che «l’installazione di sistemi di videosorveglianza per la protezione e la sicurezza di bambini e studenti nei centri per l’infanzia, negli asili nido e nelle scuole può essere legittima, purché siano rispettati i princìpi della protezione dei dati». A tal riguardo, difatti, come sopra specificato, la Legge assicura che le registrazioni del sistema di videosorveglianza saranno visionabili esclusivamente da parte delle Forze dell’ordine e solo dietro formale denuncia di reato alle autorità nel pieno rispetto della normativa sulla privacy. Le immagini saranno criptate e il server destinato a conservarle sarà sconnesso dalla rete in modo da impedire incursioni di hacker.

Spesso si dice: “i tempi sono cambiati” ma, tra i “non ci sono più le mezze stagioni”, i “non ci sono più i giovani di una volta” e le varie “frasi fatte” di repertorio, direi che la constatazione che viviamo in un mondo che funziona diversamente da come funzionava anche solo 20 anni fa, è un dato di fatto. Direi che il modo in cui approcciamo alla vita, ai rapporti interpersonali, alla privacy, alla gestione delle informazioni, al lavoro e il tempo che quest’ultimo occupa nelle nostre vite, è davvero cambiato. Anche le paure sono cambiate perché sono cambiati i pericoli e, forse, è cambiata anche la consapevolezza che si ha oggi dei propri diritti e l’attenzione che si ha per la loro tutela.

Giusto o sbagliato che sia questo provvedimento, penso che prima di giudicare bisognerebbe provare, capire, sperimentare. Perciò non ci resta che aspettare per renderci conto se i benefici riescano a superare i “possibili rischi” che un “grande fratello” (come molti l’hanno definito) porta con sé.

Alla prossima, amici!

 

Oriana Santarcangelo
Oriana Santarcangelo

Riflessiva e chiacchierona cerco di approcciarmi alla vita con lo stupore e la gioia di un bambino. Partita da una terra lontana, sono approdata a Milano per gli studi universitari ed è lì che, poi, sono diventata avvocato. Galeotto fu il codice ed è in uno studio legale che ho conosciuto mio marito. Anche lui avvocato del lavoro. Diversamente da quanto si potrebbe credere, due avvocati possono vivere sotto lo stesso tetto in armonia ed è così che abbiamo deciso di crederci e di creare la nostra famiglia. Sono mamma di Carlo, classe 2018, immatricolato a giugno.

2 Comments
  1. Lavoro in un nido da alcuni anni e ritengo la questione delle telecamere una forzatura nata sulla spinta di un allarme sociale per molti versi ingiustificato. In molti nidi pubblici sopratutto al Sud i mezzi sono pochissimi e gli educatori ed i genitori contribuiscono mensilmente all’acquisto dei materiali. Le strutture sono malconce spesso cadenti, e l’idea di spendere questo denaro in questo modo ci lascia giustamente insoddisfatti. Mancano i fondi per i corsi di formazione, c’è scarsa o assente supervisione, i lavoratori si ritrovano da soli spesso anche sottorganico ad affrontare tutti i problemi. Ma la prioritá sembrerebbero essere le telecamere perche ci sono stati alcuni casi di comportenti scorretti e di veri e propri abusi (su decine di migliaia di nidi pubblici e privati sul territorio nazionale). Se questo fa sentire meglio voi mamme non posso che rallegrarmene, e non avendo nulla da nascondere posso anche salutare con sollievo l’eventuale istallazione di telecamere nella mia scuola. Ma questo non risolverá in niente i problemi che bambini educatori e personale affrontano ogni giorno, e francamente dubito che aiuteranno a tutelere maggiormente i bambini. Il problema è e resta la mancanza di fondi, di formazione e di supervisione di questi spazi, la valutazione psicologica del personale ed il supporto contro il possibile burn out. Tutto il resto è solo una falsa percezione di sicurezza ed una umiliazione per chi questo lavoro lo ha scelto e lo fa con passione e vocazione.

    1. Gentile Cesare,
      innanzitutto ti ringrazio per il tempo che hai dedicato a leggere l’articolo!
      è sempre bello confrontarsi. Capisco la tua posizione, pensare che alcune scuole, alcuni asili “soffrano” la mancanza di fondi a tal punto da dover cercarli diversamente o, ancor peggio, che debbano modificare o limitare il proprio piano didattico o educativo a discapito dei nostri figli è veramente triste e desolante.
      Come in ogni cosa della vita, anche in questa situazione dovrebbe esserci una scala di priorità in modo da risolvere prima “l’ordinario” per poi arrivare allo “straordinario”.
      Il mio era solo un approfondimento per poter analizzare una questione che interessa molti, moltissimi genitori.
      Capisco la tua indignazione, capisco quanto sia triste “fare di tutta l’erba un fascio” ma, come in tutte le cose della vita, come per tutte le professioni, non posso non constatare (con una certa amarezza, ovviamente) che è così (non sai quante volte sento dire di noi avvocati che siamo spregiudicati, arrivisti, e “ladri” quando posso confermare che non è affatto così, almeno non per tutti).
      Guardo ogni mattina con quanto amore e con quanta gioia le educatrici alle quali affido mio figlio (che frequenta un nido sprovvisto di telecamere) accolgono i bambini e li coccolano, credo nel vostro lavoro fermamente e vi ammiro per la pazienza e la dedizione, penso però che in uno stato di normalità in cui agni struttura venga offerto tutto il sostentamento e l’assistenza necessaria da parte dello stato, le telecamere (come in ogni struttura lavorativa) non debbano essere percepite come uno strumento di sfiducia, di umiliazione ma solo come uno strumento in grado di fornire una lente di ingrandimento solo ed esclusivamente nel caso in cui delle situazioni diventino (tristemente) patologiche (diversamente da quello che accade nella maggioranza dei casi, fortunatamente!). Spero di saperti ancora “dei nostri”
      ciao e grazie Oriana

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