Questa influenza ci sta mettendo in ginocchio! Sembra una infinita partita di ping pong dove i germi fanno una danza e abbracciano me e Carlo (principalmente) coinvolgendoci in alternanza.

Per fortuna, da libera professionista, non ho orari da dover rispettare e posso gestire e organizzare il mio lavoro autogestendomi, in questo modo posso riuscire a stare dietro a Carlo e alle nostre malattie!

L’altro giorno prima di essere assorbita da Masha e Orso e dalle loro mirabolanti avventure sono riuscita a sentire una notizia in tv che annunciava le “novità” che bollono in pentola per il 2020 a livello legislativo.

Chiaramente ce n’è una che ha destato subito la mia attenzione ed era relativa ad una possibile modifica del congedo in caso di nascita di un figlio.

Partiamo dal presupposto che ancora oggi, nel 2020 (duemilaventi, non so se rendo l’idea…) esiste ancora forte e chiaro il concetto di Gender Pay Gap.

Come moltissimi di voi sapranno il Gender Pay Gap altro non è che la differenza di stipendio tra uomini e donne. Il nostro Paese non è da meno ed è ancora ben radicata anche qui questo divario che esiste tra stipendio della donna vs. carriera dell’uomo, carriera della donna vs. carriera dell’uomo.

È notizia dell’ultima ora quella secondo la quale la prossima settimana al Ministero del Lavoro si insedierà un gruppo di esperti che dovrà studiare una serie di proposte per affrontare l’annosa questione.

Tra le proposte che sono state ventilate al fine di cercare di appianare la differenza salariale c’è quella di riformare il congedo in caso di nascita del figlio.

Voi direte, “si vabbè ma che centra?

Aspettate e vedrete.

Allora, veniamo al nocciolo e vediamo cosa e come potrebbe cambiare facendo un confronto con la situazione attuale.

PRIMA DOPO
Congedo obbligatorio Congedo obbligatorio tot 6 mesi
Madre 5 mesi in totale Madre 80% dei 6 mesi (poco meno di 5 mesi)
Padre 7 giorni (più un giorno facoltativo da prendere in sostituzione alla madre) Padre 20% dei 6 mesi (poco più di un mese)

In soldoni, quindi si tratterebbe di vedere riconosciuto ai futuri genitori un mese la cui fruizione sarebbe suddivisa diversamente tra madre e padre rispetto a quella attuale che vede un coinvolgimento della madre pari a più del 90% rispetto a quello del padre.

Ecco allora spiegato il perché l’idea di questa possibile nuova previsione normativa potrebbe essere considerata un’arma per fronteggiare alla differenza di genere (donna/uomo) sul lavoro.

Perché dare più tempo obbligatorio ai padri per poter stare con i figli implicherebbe un “sacrificio” minore per la madre in tema di lontananza dal lavoro.

Questo è il concetto di fondo.

La parola sacrificio l’ho virgolettata volutamente perché per esperienza personale per me sarebbe stato un sacrificio lasciare “prima del tempo” (ovvio il tempo ce lo dettiamo noi oppure ce lo dettano gli altri in base alle “regole” che ci vengono impartite) Carlo e separarmi da lui per tante ore.

Ma questa è la mia personalissima visione delle cose (non vi dimenticate mai che sono, come più volte vi ho specificato una mamma chioccia) ma come

E voi, qualora davvero questa primissima bozza vedesse mai la luce, che ne pensereste?

Alla prossima!

Oriana Santarcangelo
Oriana Santarcangelo

Riflessiva e chiacchierona cerco di approcciarmi alla vita con lo stupore e la gioia di un bambino. Partita da una terra lontana, sono approdata a Milano per gli studi universitari ed è lì che, poi, sono diventata avvocato. Galeotto fu il codice ed è in uno studio legale che ho conosciuto mio marito. Anche lui avvocato del lavoro. Diversamente da quanto si potrebbe credere, due avvocati possono vivere sotto lo stesso tetto in armonia ed è così che abbiamo deciso di crederci e di creare la nostra famiglia. Sono mamma di Carlo, classe 2018, immatricolato a giugno.

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