Penso che condividere, nella vita, sia una delle più belle possibilità che abbiamo per poter riuscire ad avere dalle piccole dosi di felicità, dal banale aiuto nei piccoli problemi quotidiani alla soluzione delle grandi questioni.

Da quando ho saputo che sarei diventata mamma ho capito quanto valore possa avere la condivisione, in tutte le sue forme: condivisione a livello emozionale, condivisione di informazioni, condivisione di esperienze e così via. Per ogni informazione o storia condivisa il nostro bagaglio esperienziale ed emozionale si arricchisce sempre fino a darci la possibilità di poterci sentire pronte per poter affrontare nuove situazioni o emozioni prima ancora che queste ultime si palesino.

Da brava fifona (ero terrorizzata dal parto) ho frequentato il corso preparto sperando che mi fornisse la chiave di volta per arrivare al parto senza la paura del dolore, senza la paura dell’ignoto. Bene, posso dire che, in parte, quel corso ha sortito questo effetto (penso che la paura del dolore sia “inguaribile”) ma, più di tutto, mi ha dato la possibilità di assorbire nozioni a tutto tondo sulla gravidanza e sui primi mesi di vita del mio bimbo e, cosa essenziale per la sopravvivenza delle madri, mi ha dato la stupenda opportunità non solo di conoscere tante donne che stavano compiendo i miei stessi passi ma anche di stringere delle belle amicizie. Io e le mie amiche sapevamo che Carlo e i loro bimbi sarebbero stati amici ancor prima di nascere!

Spesso ci fermiamo a pensare quanto le nostre priorità, i nostri piani siano cambiati – non me ne vergogno ma ancora adesso mi commuovo quando mi capita di ascoltare tra un cambio di pannolino e la preparazione di una pappa la canzone di Arisa (mia conterranea, guai a chi me la tocca!) “Ho cambiato i piani” – a quanto le nostre vite siano state stravolte dall’arrivo dei bambini ma a quanto, allo stesso tempo, esse stesse siano bellissime, a quanto siamo fortunate nell’avere avuto gli affetti e la vita che volevamo.

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Non posso non pensare, però, alle parole di una di queste mie amiche e al suo racconto dell’altro giorno. È l’ennesima storia triste di una donna (perché prima di essere mamme siamo donne, siamo persone) alla quale sono stati stravolti i piani dopo aver ricevuto la “minaccia” del licenziamento, sembra assurdo lo so, durante il periodo di maternità.

La domanda: una mamma (dipendente alla quale si applica il CCNL commercio) di un bimbo di 9 mesi, ancora in congedo di maternità, riceve una telefonata da uno dei suoi datori di lavoro – si tratta di una piccola azienda a conduzione familiare – il quale le comunica che l’azienda è in difficoltà e che, a causa di un esubero del personale, dovranno, purtroppo, licenziare alcuni dipendenti. Per tale ragione, invitano la nostra mamma a trovare un altro lavoro e, dietro l’impegno di adoprarsi per trovare qualche posizione di lavoro per lei, al fine di evitarle un licenziamento, le chiedono di rassegnare le proprie dimissioni. La mamma, disperata e incredula, dice alla mia amica che vorrebbe sapere cosa poter fare e come potersi tutelare partendo dal presupposto che vorrebbe – a questo punto – “sperare” in un licenziamento quantomeno per usufruire della NASpI.

La mia risposta: partiamo dal primo concetto base: ai sensi dell’articolo 54 del d.lgs. n. 151 del 2001 e sue successive modifiche, al datore di lavoro è fatto divieto di procedere al licenziamento delle lavoratrici madri per tutto il periodo che va dall’inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione dal lavoro nonché fino al compimento del primo anno di età del bambino. Detto divieto è operante per il sol fatto oggettivo della gravidanza; quindi il divieto opera a prescindere dal fatto che il datore di lavoro sia o meno a conoscenza della gravidanza ma opera, come detto prima, per il sol fatto che la lavoratrice sia in gravidanza. Di conseguenza, per tale ragione, la lavoratrice, in caso di licenziamento nel periodo “protetto”, deve presentare al datore di lavoro un certificato dal quale risulti, all’epoca del licenziamento, lo stato di gravidanza. Per tale ragione, il datore dovrebbe quindi, di default, dichiarare la nullità del provvedimento espulsivo con il conseguente ripristino del rapporto di lavoro. In mancanza, la lavoratrice ha tutti i diritti per adire le sedi giudiziarie competenti al fine di veder riconosciuta la nullità del licenziamento e la condanna del datore al ripristino del rapporto di lavoro che, nelle more, è come se fosse continuato senza soluzione di continuità. Per tale ragione, quindi, il licenziamento intimato durante la maternità – essendo nullo – comporta, inoltre, dal punto di vista economico, il pagamento di tutte le retribuzioni successive alla data di cessazione del rapporto – medio tempore maturate – fino alla data di riassunzione della lavoratrice.

Conclusioni: Per le ragioni sopra descritte, la nostra mamma, nel caso di specie, ha, dalla sua parte, tutti i diritti a veder tutelato e conservato il proprio posto di lavoro pertanto il mio consiglio è di non cedere al “ricatto” e alla velata “imposizione” formulata da parte del suo datore di lavoro – quindi di non rassegnare le proprie dimissioni – ma di tenere duro. Qualora davvero l’intento del suo datore di lavoro fosse quello di allontanarla dal posto di lavoro, lasciamo che sia una scelta unilaterale datoriale: in tal modo la nostra mamma, dopo aver raccolto – emotivamente parlando – i cocci di un rapporto lavorativo e personale naufragato, avrebbe dalla sua tutte le tutele del caso per veder riconosciuti i propri diritti di mamma licenziata.

Alla prossima amiche!

Oriana Santarcangelo
Oriana Santarcangelo

Riflessiva e chiacchierona cerco di approcciarmi alla vita con lo stupore e la gioia di un bambino. Partita da una terra lontana, sono approdata a Milano per gli studi universitari ed è lì che, poi, sono diventata avvocato. Galeotto fu il codice ed è in uno studio legale che ho conosciuto mio marito. Anche lui avvocato del lavoro. Diversamente da quanto si potrebbe credere, due avvocati possono vivere sotto lo stesso tetto in armonia ed è così che abbiamo deciso di crederci e di creare la nostra famiglia. Sono mamma di Carlo, classe 2018, immatricolato a giugno.

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