Il lavoro notturno della madre

26 Aprile 2019Oriana Santarcangelo

Per me la notte è stata sempre “sacra”, non ho mai sofferto di insonnia (nemmeno nei periodi più stressanti della mia vita) e, anzi, sono stata sempre oggetto di frequenti sfottò in ragione della mia grande capacità di addormentarmi ovunque e con qualsiasi condizione (non mi sono mai piaciuti i locali disco, ma una volta, a 17 anni, sono stata trascinata in discoteca da mia sorella e da alcuni suoi amici e sono riuscita ad addormentarmi lì, appoggiata ad una cassa, una di quelle alte più o meno quanto me, non so se mi spiego). Invece, da quando sono diventata mamma combatto con la mancanza di sonno (acuita dal fatto che mio figlio è un fuoriclasse in risvegli/veglie notturne…). Per queste ragioni quando mi confronto con persone che, invece, di notte sono costrette a stare sveglie, ad esempio per lavorare (mio padre lo fa da una vita, essendo medico), resto sempre molto colpita dalla loro forza d’animo. Una di voi, qualche giorno fa, mi ha contattata per farmi una domanda specifica e per avere supporto legale per risolvere una problematica che la stava crucciando. È una donna, operaia in una azienda che partorirà in autunno. Per la sua particolare mansione è costretta a lavorare molto spesso di notte. La sua fabbrica è, infatti, una di quelle a ciclo continuo.

La domanda: La signora mi domandava quali possibilità avesse di poter essere esentata dallo svolgimento del lavoro notturno in virtù della sua particolare condizione di gestante.

La mia risposta: L’art. 53 T.U. prevede un divieto assoluto di adibire le donne al lavoro dalle ore 24 alle ore 6, dall’accertamento dello stato di gravidanza fin al compimento di 1 anno di età del bambino. Il secondo comma dell’art. 53 prevede una serie di ipotesi in cui, pur non sussistendo il divieto di cui sopra, la lavoratrice che ve ne faccia richiesta non è obbligata alla prestazione in orario notturno. Tali ipotesi riguardano:

  1. La lavoratrice madre di un figlio di età non inferiore a 3 anni o, in alternativa, il lavoratore padre convivente con la stessa;
  2. La lavoratrice o il lavoratore che sia l’unico genitore affidatario di un figlio convivente di età non inferiore a 12° anni;

b bis) la lavoratrice madre adottiva o affidataria di un minore, nei primi tre anni dall’ingresso del minore in famiglia, e comunque non oltre il dodicesimo anno di età, o in alternativa ed alle stesse condizioni, il lavoratore padre adottivo o affidatario convivente con la stessa;

  1. A norma dell’art. 5, c. 2 lett. c) la lavoratrice o il lavoratore che abbia a proprio carico un soggetto disabile di cui alla L. 104/92

Inoltre, in conseguenza del divieto temporaneo di essere adibita alle tipologie di lavorazioni indicate sopra, la lavoratrice ha diritto ad essere adibita ad altre mansioni che, per il loro contenuto, non pregiudicano il suo stato di salute derivante dalla gravidanza. Il temporaneo spostamento della lavoratrice a mansioni non vietate può avvenire presso un’altra sede di lavoro ove vi siano condizioni ambientali compatibili, purché ubicata nello stesso comune e previo consenso dell’interessata (Interpello, Min. Lav. Del 19 luglio 2006, prot. N. 25/1/0001865). In ogni caso la lavoratrice mantiene, anche se adibita a mansioni inferiori a quelle abitualmente svolte, sia la retribuzione commisurata alle mansioni precedenti¸ sia la qualifica originaria.

Qualora, invece, la lavoratrice gravida venisse adibita a svolgere mansioni superiori, le si applicherebbe la disciplina prevista dall’art. 2103 c.c., a norma del quale, al comma 7, viene previsto che: “nel caso di assegnazione a mansioni superiori, il lavoratore ha diritto al trattamento corrispondente all’attività svolta e l’assegnazione diviene definitiva, salva diversa volontà del lavoratore, ove la medesima non abbia avuto luogo per ragioni sostitutive di altro lavoratore in servizio, dopo il periodo fissato dai contratti collettivi, anche aziendali, stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o, in mancanza, dopo sei mesi continuativi.”.

Conclusione: la legge non ci lascia quasi mai sole! La lavoratrice potrà stare tranquilla dal momento che il proprio datore di lavoro dovrà permetterle di svolgere il proprio lavoro solo in orari diurni e, qualora la sua mansione non lo consenta, dovrà adibirla a mansioni diverse pur di evitare di farle svolgere il proprio lavoro nelle ore notturne. Tuttavia, qualora il datore di lavoro dovesse rimanere inerte, sarà direttamente l’Ispettorato Territoriale del Lavoro – d’ufficio o su istanza della lavoratrice stessa – (ovviamente previo, però, accertamento del pregiudizio causato dalle condizioni di lavoro ed ambientali nel cui contesto vengono svolte le mansioni) a sanare la situazione e a rendere il lavoro della lavoratrice gravida “a norma di legge”.

Alla prossima, amiche!

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