Genitori e bambini lungodegenti. Facciamo una chiacchierata con la Dottoressa Roberta Taurisano

3 Maggio 2019Oriana Santarcangelo

Quando mi sono trovata ad analizzare con voi le tutele riconosciute ai genitori lavoratori in caso di malattia del figlio continuava a balzarmi una domanda alla quale però, fino ad oggi, non riuscivo a dare risposta. Ok, la legge riconosce questo o quell’altro diritto ma, concretamente, quanto le tutele previste dalla legge possono conciliarsi con le “regole” che ogni struttura ospedaliera applica al suo interno? Cerco di essere più chiara.

Mi sono chiesta se la possibilità che la legge dà ai genitori di accudire i propri figli lungodegenti (consentendo loro di assentarsi dal lavoro) si scontra oppure trova appoggio nella disponibilità che le strutture ospedaliere danno ai genitori di stare con i propri figli? Ho pensato, quindi, che sarebbe stato utile fare queste domande ad una persona che lavora in quei reparti di ospedale che tanto fanno paura, alle volte. Vi presento, quindi, la Dottoressa Roberta Taurisano, medico pediatra presso l’Ospedale Bambin Gesù di Roma (e da poco più di un mese mamma bis) che ha accettato di fare quattro chiacchiere con noi al fine di chiarire il rapporto che l’ospedale ha con i genitori di bambini lungodegenti.

Mamma da Legale: Cara Roberta, complimenti, da poco sei diventata mamma al quadrato! Immagino che con il tuo lavoro di medico pediatra ospedaliero non deve essere proprio semplice conciliare la vita familiare con quella lavorativa, come ci riesci?

Roberta: Cara Oriana, grazie mille! Eh sì è davvero un’impresa conciliare il mestiere di mamma e di pediatra, in particolare con la vita ospedaliera che richiede naturalmente turni diurni, notturni, festivi e reperibilità. Innanzitutto, la grande passione che ho per il mio lavoro mi guida in questa impresa: occupandomi di patologie congenite ereditarie, in particolare di malattie metaboliche, seguo bambini con quadri clinici spesso molto gravi e complessi, nonostante i quali però questi piccoli “eroi” riescono a trasmetterti una grande forza. Per fortuna, poi, ho un marito e papà meraviglioso che spesso riveste anche il ruolo di “mammo”, colmando, ahimè, le mie lacune. Abitando purtroppo lontano dai nonni, che sono una risorsa meravigliosa per i nipoti e per i genitori, l’altra figura imprescindibile per me è la baby sitter. Non è stato affatto semplice rientrare a lavoro, dopo la mia prima gravidanza, e lasciare la mia piccola di 5 mesi ad una persona inizialmente estranea e dovermi necessariamente fidarmi di lei, ma sono stata fortunata ad aver incontrato una bravissima tata. E dopo la tata è arrivata la scuola a tempo pieno!  Quindi la sinergia “marito-tata-scuola” mi permette, facendo comunque i tripli salti mortali, di essere una mamma, medico e…moglie non dimentichiamolo! Ora che i bimbi sono due….vedremo come “scalare l’Everest”!!

MdL: Nell’immaginario collettivo, il lavoro notturno del personale sanitario è considerato il punto più critico se si pensa alle esigenze di accudimento dei figli. Esistono delle regole che tutelano e che vi agevolano nel difficile compito di madri?

Roberta: Come tutti i lavori che prevedono turni notturni anche per il personale sanitario vige il decreto legge n° 151 del 2001 grazie al quale una volta accertato lo stato di gravidanza, è vietato adibire le donne al lavoro dalle ore 24 alle ore 6, fino al compimento di un anno di età del bambino. Esistono poi tutele specifiche per il personale sanitario particolarmente esposto al rischio biologico e radiologico.

MdL: Tutto chiaro. La settimana scorsa, invece, abbiamo affrontato il tema complicato della gestione della malattia del figlio della lavoratrice e di quali sono gli strumenti che la legge offre per poter seguire ed assistere i propri figli anche nel caso in cui le malattie dovessero diventare più gravi. Quanto le strutture ospedaliere pubbliche consentono alla madre lavoratrice di contemperare lavoro ed esigenza di assistenza dei piccoli, specie quando lungodegenti?

Roberta: Durante la degenza i bambini possono essere assistiti da un genitore, madre o padre, 24 ore su 24.  Al termine del ricovero o durante lo stesso, il genitore lavoratore può richiedere alla struttura ospedaliera un certificato che attesti la sua presenza accanto al figlio/a durante la degenza da consegnare al datore di lavoro. Naturalmente, poi, dipende dal tipo di lavoro che svolge il genitore e dalla flessibilità del datore di lavoro: purtroppo mi è capitato di vedere genitori perdere il lavoro per poter assistere i figli lungodegenti, anche perché la legge 104 tutela il genitore lavoratore con figlio disabile solo parzialmente, e su questo aspetto, purtroppo, le strutture ospedaliere possono intervenire molto poco.

MdL: Andiamo al concreto, so che ogni struttura ospedaliera è a sé stante, ma parliamo di quella nella quale lavori (ossia il Bambin Gesù di Roma) nel caso di bambini che avessero necessità di un ricovero di qualche giorno oppure più lungo, quanta possibilità hanno le mamme o i papà a livello di orari di poter essere fisicamente accanto ai loro figli? Esistono delle zone ad hoc in cui i genitori possono sostare e, magari, svolgere qualche attività (penso ai genitori che potrebbero anche svolgere qualche lavoro da remoto, tramite pc)?

Roberta: Per fortuna l’ospedale presso cui lavoro, ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, ha particolarmente a cuore, per quanto possibile, l’umanizzazione del percorso ospedaliero del bambino pertanto è sempre garantita all’interno dei reparti la presenza di un genitore accanto al proprio figlio. Anche nei reparti di terapia intensiva l’ingresso di un genitore è assicurato 24 ore su 24, compatibilmente con le attività cliniche e assistenziali. Inoltre ci sono strutture alberghiere convenzionate con l’ospedale, in quanto sono tanti i piccoli pazienti che provengono da tutta Italia, pertanto le famiglie necessitano di alloggio per la durata del ricovero.

Inoltre, in tutte le sale d’attesa dell’ospedale c’è una rete WiFi free per cui, con una semplice procedura, è possibile connettersi gratuitamente per qualche ora da qualsiasi dispositivo.

MdL: grazie mille Roberta, per averci dedicato un po’ del tuo tempo e per averci permesso di “guardare dall’interno” come funzionano alcuni dei meccanismi nel delicato e difficile rapporto ospedale-genitori.  E’ rincuorante sapere che, nonostante in alcuni momenti la vita e le circostanze possano mettere a dura prova la serenità di un nucleo familiare, ci sono strutture pronte ad accogliere con professionalità, calore e amore i piccoli pazienti e i loro genitori.

Alla prossima, amiche!

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