Che effetto avrà, questa quarantena, sui nostri bambini?
Ce lo siamo chiesti più volte, noi genitori, durante le lunghe settimane passate in casa.

Cosa hanno capito i più piccoli, cosa si porteranno dietro i più grandi?

I nostri figli sono chiusi in casa da mesi, senza amici, senza scuola, senza poter giocare all’aperto, senza frequentare i loro amati nonni.

Seguono le lezioni online, incontrano i compagni di classe su Zoom, fanno una videochiamata alla nonna o al nonno per dare la buonanotte. Vedono la primavera dalla finestra. Hanno perso improvvisamente le loro abitudini, il rapporto quotidiano con i coetanei e l’anno scolastico è stato bruscamente interrotto.

Abbiamo letto che gli adolescenti se la stanno cavando bene. Hanno messo in campo tante risorse, usano la tecnologia, coltivano le passioni, non hanno smesso di studiare.

I più piccoli, invece, sono stati definiti da qualcuno i grandi dimenticati di questa emergenza. A me piace invece pensare che siano stati i più bravi. Proprio perché sono piccoli.

Sono stati fiduciosi, pazienti e coraggiosi. Non hanno perso il sorriso, hanno usato tutta la loro fantasia per mettere in fila i giorni, hanno riempito la casa di disegni, risate e colori.

Ma quali saranno le conseguenze su di loro?

Alla vigilia della seconda fase di questa avventura ho incontrato virtualmente la dottoressa Michela Launi, psicologa per bambini ed adolescenti ed esperta nel supporto alla genitorialità, che ci aiuta a fare chiarezza su quello che è accaduto, ci spiega quali possono essere gli effetti dell’isolamento sui nostri figli e ci dà preziosi suggerimenti per affrontare al meglio la nuova quotidianità.

1) Cosa sta succedendo in queste settimane nella testa e nel cuore dei nostri bambini?

Le emozioni che provano i bambini sono molto simili a quelle degli adulti. La differenza sta nella capacità di gestione e di reazione. In questo momento possiamo identificare tre emozioni principali: la confusione, la preoccupazione e la noia.

La routine stravolta genera confusione che si può manifestare attraverso le regressioni nei comportamenti, l’irascibilità o l’agitazione. Quello che possiamo fare per arginarla è costruire una routine nuova, che sia condivisa, rigida ma anche flessibile.

La seconda emozione è la preoccupazione. Se i bambini sono sufficientemente grandi da poter comprendere quello che spieghiamo siamo fortunati, perché con una giusta spiegazione facciamo chiarezza e possiamo abbassare subito il livello di preoccupazione.

E infine c’è la noia, che però può essere anche una risorsa preziosa perché i bambini hanno l’occasione unica di sperimentare tecniche di autonomia, di coltivare la fantasia.

2) Ci sono segnali a cui noi genitori dobbiamo prestare maggiore attenzione?

Bisogna tenere sempre presente che quando i bambini non fanno domande non significa necessariamente che abbiano capito tutto. Continuiamo quindi a dare spiegazioni chiare, ricordandoci di non essere mai intrusivi.

3) Cosa possiamo fare per aiutare i nostri figli in un momento così strano per tutti?

I consigli che mi sento di dare ai genitori sono essenzialmente tre.

Il primo, come accennavo poco fa, è quello di costruire una routine insieme ai bambini. Una suddivisione di tempi, spazi e attività che sia condivisa con loro, che non “cada dall’alto” e questo anche perché se il bambino si affeziona ad una consuetudine è più facile che la rispetti. Quindi lavoriamo su regole fisse e spazi di libertà, come a scuola, e prepariamo un programma chiaro e ben organizzato. Se è possibile non dimentichiamo anche di “diversificare” gli spazi. Per esempio, non prevediamo di disegnare o fare i compiti allo stesso tavolo dove poi si mangia o si fa un puzzle. Basta cambiare stanza e sarà un po’ come “cambiare aria”.

Il secondo suggerimento ai genitori è quello di non essere troppo presenti per il bambino. Suona strano in questo momento, ma cercate di preservare i momenti di autonomia e privacy dei vostri figli. Penso soprattutto ai bambini delle elementari, ma anche a chi frequenta l’ultimo anno della scuola materna. Dobbiamo sempre immaginare i figli come cittadini della società e in questo periodo la più grande perdita per tutti è l’autonomia. Lo è anche per loro.

Infine, cerchiamo di coltivare il più possibile il rapporto tra pari. Usiamo la tecnologia per aiutarli a rimanere in contatto con gli amici e i compagni di classe, organizziamo qualche videochiamata. Se possibile stabiliamo l’orario e magari l’argomento di cui vogliono parlare (per esempio far vedere un gioco o un lavoretto). Questo aiuterà i più piccoli ad evitare la confusione.

4) A proposito di routine, ho letto che ci sono mamme che hanno creato un tabellone settimanale diviso per giorni e orari e hanno inserito attività, lavoretti, momenti di gioco libero, pasti, riposini…

Una pianificazione di questo tipo può aiutare o stressare i bambini?

Meglio organizzare la giornata nei dettagli o lasciare spazio ai loro giochi, alla fantasia, tenendo fermi gli orari e i ritmi della famiglia?

Sì, direi che il cartellone può sicuramente aiutare.

Dipende però ovviamente dall’età del bambino.

Può essere utile per chi frequenta le elementari, per aver chiari i tempi di gioco e quelli invece in cui si fanno i compiti o si seguono le lezioni online.

Ovviamente va preparato insieme ai bambini. Facciamolo colorato, disegnato e scritto da loro.

Per i bambini della scuola materna è invece sufficiente una routine strutturata sugli orari e sulle abitudini che lasci spazio al gioco libero magari proponendo qualche lavoretto da fare insieme ai genitori.

5) Abbiamo parlato degli effetti della quarantena che possiamo vedere adesso sui nostri bambini. Secondo te ci saranno anche conseguenze che vedremo a lungo termine?

Sì, con grande probabilità. Come negli adulti, anche nei bambini. Quando tutto sarà finito, avremo finalmente più tempo per pensare, per metabolizzare. Un tempo cosiddetto interno. Tutto nostro. In queste settimane in cui abbiamo molto tempo perché siamo in casa paradossalmente ne abbiamo meno perché siamo presi dalle cose pratiche, da tutto quello che dobbiamo fare. Verrà poi il momento dell’elaborazione. Per tutti noi e anche per i bambini. Non spaventiamoci, quindi, se magari a distanza di mesi faranno domande, sogni o parleranno del momento che stiamo vivendo adesso.

Una lettura interessante, che consiglio ai genitori in questo periodo, sono le indicazioni fornite dal Policlinico di Milano all’inizio dell’emergenza su come parlare ai bambini del Coronavirus.

(qui il link).

6) In questo periodo quasi tutti noi genitori concediamo qualche strappo alle regole (un cartone animato in più, un cioccolatino in più, a nanna mezz’ora dopo, gioco libero in tutta la casa…).

Come possiamo conciliare regole e concessioni in queste settimane?

E’ normale in questo momento mettere da parte qualche abitudine o concedere qualche trasgressione. L’importante è sempre essere molto chiari, spiegare il perché di una decisione presa da mamma e papà. Con i più grandi si può cercare il compromesso, concedere qualcosa in più del solito a fronte di un impegno preso da loro magari in qualche attività utile.

7) Ho letto che questa situazione di isolamento può portare ad alcune regressioni nei comportamenti dei bambini, fatica nell’addormentamento e maggiore fame dettata dalla noia o altro. Se succede, come ci possiamo comportare?

Ognuno di noi in questo momento cerca una zona di confort. Anche i più piccoli. Quindi accettiamo le regressioni, se ci sono. Accogliamole come bisogno di maggiore accudimento rispetto al solito. Facciamo invece caso ad eventuali sintomi di disagio sui quali poi si può andare a lavorare.

8) Smart working, homeschool e/o figli piccoli di cui occuparsi in casa.  Che consigli ci puoi dare per gestire al meglio lavoro da casa e bambini?

Qui possiamo mettere insieme un po’ i suggerimenti che ho dato prima quanto agli spazi di autonomia dei bambini- da creare e coltivare- e alla routine ben organizzata, che diventa essenziale anche per il genitore. Aggiungerei, se possibile, che madre e padre cerchino di alternarsi nella cura dei figli nell’arco della giornata- se entrambi possono essere a casa in smart working- in modo tale da avere tutti e due il tempo e lo spazio per lavorare.

Qualche volta i bambini, soprattutto se piccoli, faticano a comprendere che mamma e papà devono lavorare perché li vedono a casa con loro tutto il giorno e non in ufficio.

In questo caso possiamo provare ad usare qualche piccola strategia. Un suggerimento utile, ma anche divertente, può essere quello di creare qualcosa di “tangibile” insieme ai propri figli, un oggetto che in qualche modo sia il simbolo del momento lavoro degli adulti. Ad esempio un copricapo, buffo e colorato, che la mamma si mette in testa quando lavora al computer. Sarà un segnale per loro, visibile e chiaro. Ci si può provare.

9) Voglio pensare che non tutto il male venga per nuocere e che questa quarantena possa avere anche qualche effetto positivo.

Possiamo sfruttare questo momento per aiutare i nostri figli a conquistare piccole grandi autonomie (per esempio vestirsi da soli, giocare da soli o tra fratelli, togliere il pannolino o il ciuccio..)?

Sicuramente si! Abbiamo più tempo ed è una risorsa. Teniamo solo conto che i passaggi di crescita che comportano fatica. In questo periodo di fatiche ne stiamo facendo tante tutti, quindi valutiamo bene se è il momento giusto per aggiungere anche questo pezzo.

10) In queste settimane abbiamo l’occasione di osservare più da vicino i nostri bambini, occuparci delle loro emozioni e crescere nella relazione con loro. Possiamo cogliere quest’opportunità per uscirne tutti più grandi e più forti?

Dipende dalle esperienze individuali.

Se sono “sufficientemente buone”, come direbbe Winnicott, allora certamente sì.

11) I nostri figli stanno vivendo un’esperienza unica. Cosa porteranno con loro? Cosa li farà crescere e cosa ricorderanno?

Anche qui, dipende da ogni bambino e da come ha vissuto l’esperienza. Certo è che questa è davvero un’occasione unica per confrontarsi con la noia, per imparare a gestire la frustrazione, per ascoltare le proprie emozioni e cominciare a stare con i propri pensieri. E non è poco. Soprattutto se pensiamo alla vita frenetica e piena di impegni che hanno fatto molti bambini fino all’inizio di questa emergenza.

12) Che effetto ha tutto questo sui bambini dell’asilo nido, sui più piccoli che magari frequentavano il primo anno? Avevano affrontato il primo distacco dalla mamma e dopo pochi mesi sono di nuovo a casa tutto il giorno.

Quando l’asilo riaprirà per loro sarà ricominciare da zero?

Per i piccoli del nido potrebbe essere in qualche modo un anno perso e sarà davvero ricominciare da zero.

Ma non preoccupiamocene troppo, va bene così. Avranno modo e tempo per recuperare.

13) Il tema della riapertura delle scuole è un argomento caldo in questi giorni.

Il problema è organizzativo per le famiglie, ma anche psicologico e didattico per quanto riguarda i bambini.

Cosa ne pensi?

I bambini o ragazzi che soffriranno di più per questo anno scolastico bruscamente interrotto probabilmente saranno quelli che frequentano l’ultimo anno di ogni ciclo perché non avranno avuto il tempo di elaborare il distacco dai compagni, dagli insegnanti e dalla scuola stessa. E’ un pericolo da accettare. Rassicuriamoli, cerchiamo di far capire loro che c’è una continuità, che ci sarà comunque un momento in cui rivedranno compagni e maestre e potranno salutarli. Questo è molto importante.

Grazie Michela per i preziosi consigli, per la chiarezza e la professionalità.

Dottoressa Michela Launi, psicologa

www.michelalaunipsicologa.com

michelalauni.psicologa@gmail.com

Facebook Michela Launi – Psicologa

Lucia Massarotti
Lucia Massarotti

Sono nata a Milano e quest’anno spegnerò -con gioia!- quaranta candeline. Dopo la laurea in Giurisprudenza e qualche bellissimo anno passato a lavorare in uno studio legale ho capito che il diritto non era la mia strada, ho lasciato i codici e ho scoperto che mi piace scrivere. Ho sposato il più straordinario compagno di viaggio che la vita potesse farmi incontrare e, insieme, siamo partiti per meravigliosa avventura: essere genitori di Enzo, nato sotto il sole dell’agosto 2015, e Matteo, che rende ancora più allegra la nostra famiglia dall’aprile 2018. Convinta del fatto che diventare genitori sia la nostra più grande occasione per crescere cerco, ogni giorno, di mettermi all’altezza dei miei bambini, di infilarmi nelle loro scarpine, provando a guardare il mondo con la loro stupenda curiosità. Dal gennaio 2019 ho aperto un blog, PiccolieCuriosi, dove racconto le mie avventure da mamma.

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