Questa estate l’ennesima notizia: “Genitore dimentica in auto il figlio di due anni”. Sono sincera e ammetto la mia ingenuità ma in passato mi è capitato di chiedermi “Oddio, ma come si fa?” posso sembrare sciocca o superficiale ma ammetto di averlo detto, tra me e me. Diciamo che, però, a mia discolpa c’è il fatto che uso davvero poco l’auto perché, essendo i trasporti di Milano estremamente efficienti, puntuali e frequenti, riesco a muovermi per lo più a piedi o con i mezzi (tranne quando mi muovo per determinati clienti per lavoro).

E così, anche con Carlo abbiamo sempre fatto lunghe o brevi passeggiate, la spesa o qualsiasi altra commissione riusciamo sempre a farla a piedi o con pochi trasbordi (Milano, in fin dei conti è tutta “concentrata” e comunque la vita di quartiere ti dà la possibilità di avere tutto ma davvero tutto a portata di mano o raggiungibile nell’arco di pochi chilometri). Forse è per questo motivo e per il fatto che l’auto non sia nella mia routine quotidiana che immagino la sequenza: “apri la macchinasistema Carlo sul seggiolino – entra in macchina – accendi l’auto – parti e raggiungi la meta” come un momento in cui sono abbastanza cosciente e presente a me stessa.

Se provo a fare un’indagine nella mia routine è capitato molto spesso, per estrema stanchezza, di dimenticarmi completamente di cose ovvie (spesso mi capita di pagare la spesa e dimenticarla al supermercato, spesso mi è capitato di prelevare, di ritirare la carta di credito dallo sportellino dell’ATM e andare via senza prima aspettare la fuoriuscita dei contati dalla loro bocchetta – beati coloro che erano in coda dopo di me -).

Purtroppo, quindi, se indago nella mia routine quotidiana mi rendo conto che non accade, poi, così di rado che la nostra mente non riesca a stare dietro alle nostre azioni. E allora, se il percorso in auto entra a far parte della routine e se si è veramente stanchi e con la testa piena zeppa di più di un milione di informazioni, di cose da fare, da dire, da portare a compimento nel secondo successivo (viviamo nell’era del ‘tutto-e-subito’, una società che ci vuole performanti all’ennesima potenza), può succedere quanto di peggiore esista al mondo: “dimenticarsi” di un figlio.

Gli esperti lo definiscono “evento dissociativo”, una specie di black out della mente che prescinde dall’amore che si prova per il proprio figlio ma che ha a che fare solo e unicamente con il fatto che azioni, pensieri ed emozioni non sono sintonizzati e ciascuna va nella sua direzione.

E’ per questo motivo che, per evitare che ognuno di noi possa essere esposto al rischio black out, abbiamo l’obbligo morale di agire per prevenire ed evitare che tali tragedie possano toccarci da vicino. Per fortuna, in questi ultimi giorni, questo obbligo è diventato tale anche per legge.

Difatti, proprio il 26 di settembre appena trascorso, il Parlamento, con voto favorevole di tutti i gruppi politici, acquisito il parere favorevole della Commissione Europea e, giunto nei giorni scorsi il parere favorevole anche del Consiglio di Stato, ha approvato il decreto attuativo della legge 117 del 2018 che obbliga ad istallare i dispositivi anti abbandono su tutti i seggiolini auto per i bambini fino ai 4 anni di vita.

Pertanto, più di anno dopo l’approvazione della legge, la ministra Paola De Micheli ha firmato il decreto attuativo che modifica l’articolo 172 del Nuovo Codice della Strada sull’uso di cinture di sicurezza e seggiolini per bambini, per prevenire l’abbandono dei bambini nelle automobili.

Quando

Il decreto entrerà in vigore e, quindi, l’obbligo diventerà definitivamente operativo per tutti 15 giorni dopo la pubblicazione dello stesso in Gazzetta Ufficiale (quindi si parla di fine ottobre).

Dopo 120 giorni dall’entrata in vigore del decreto i seggiolini che trasportano bambini fino a 4 anni dovranno avere anche un allarme collegato.

Le sanzioni

Una volta che sarà definitivamente in vigore il decreto, nel caso in cui il conducente dell’auto venga trovato sprovvisto del dispositivo antiabbandono sarà passibile delle seguenti sanzioni:

in caso di prima contravvenzione
multa di € 81,00 decurtazione di n. 5 punti dalla patente

 

In caso di recidiva (nell’arco del biennio)
si applicherà altresì la sospensione della patente da un minimo di 15 giorni ad un massimo di 2 mesi

 

Certe volte basta davvero poco, basta, innanzitutto essere consapevoli, non essere superficiali e soprattutto, basta non essere perché no, anche un po’ presuntuosi.

Il “tanto a me non potrebbe mai succedere”, in certe circostanze, per certi “beni” che sono così preziosi come i nostri figli non può esistere, non deve esistere.

Ci sono volte in cui davvero è un secondo a fare la differenza e permetterci di salvare una vita e, in questo caso sarà davvero un “bip” a salvare LA vita, quella dei nostri figli.

Alla prossima!

Oriana Santarcangelo
Oriana Santarcangelo

Riflessiva e chiacchierona cerco di approcciarmi alla vita con lo stupore e la gioia di un bambino. Partita da una terra lontana, sono approdata a Milano per gli studi universitari ed è lì che, poi, sono diventata avvocato. Galeotto fu il codice ed è in uno studio legale che ho conosciuto mio marito. Anche lui avvocato del lavoro. Diversamente da quanto si potrebbe credere, due avvocati possono vivere sotto lo stesso tetto in armonia ed è così che abbiamo deciso di crederci e di creare la nostra famiglia. Sono mamma di Carlo, classe 2018, immatricolato a giugno.

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