Computer accesi in cucina, in salotto, nelle camere dei ragazzi. Voci che si sentono uscire dagli schermi la mattina e il pomeriggio. Da mesi ormai la didattica a distanza è entrata a far parte della vita.

Ne abbiamo letto, ne abbiamo sentito molto parlare. Ma come la vivono gli studenti? Come è cambiato il lavoro dei professori? Cosa rimarrà di questa esperienza nella scuola del futuro?

Ne ho parlato con Enrico Galiano, insegnante nella scuola media Italo Svevo di Pravisdomini (Pordenone), uno dei docenti più amati degli ultimi anni e con grande seguito sui social, inserito da masterprof.it tra i cento migliori professori d’Italia nel 2015, autore di libri di successo. 

1) Professore, partiamo dal suo video “Le meraviglie della didattica a distanza”.  Nella scorsa primavera ci ha fatto vedere cosa succedeva durante le lezioni online con grande ironia e sensibilità. Ci ha aperto un mondo che non conoscevamo. Cosa è cambiato da allora e cosa è rimasto uguale?

Le prime settimane del lockdown di questa primavera sono state molto difficili. All’inizio direi spiazzanti. Noi insegnanti non avevamo ancora un protocollo e ci siamo mossi con i mezzi che avevamo, spinti dalla necessità di non lasciare soli i nostri studenti. 

 E’ stata una fase di passaggio -e lo è ancora- ma sicuramente alcune porte si sono aperte. 

Oggi siamo passati alla Didattica Integrata Digitale, il che significa che i professori sono collegati da scuola  e i ragazzi da casa. Le difficoltà sono le stesse: i problemi di connessione, i rumori di sottofondo, la fatica a correggere i compiti, ad organizzare la lezione. Non sempre tutti gli studenti hanno i mezzi per seguire con regolarità e non sempre la scuola ha gli strumenti per aiutare chi è più in difficoltà.

2)  Lei è stato tra i primi a sfruttare la tecnologia per insegnare ai ragazzi, già da qualche anno utilizza i video nelle sue lezioni. Da dove è nata questa idea?

Io ho una passione per i bravi divulgatori in televisione, per chi insegna qualcosa in maniera piacevole e senza tralasciare contenuti.  Ho cominciato a cercare su Youtube qualcosa che si avvicinasse a questo, ma non trovavo nulla di vicino alla mia idea.

Così ho pensato di organizzarmi io. Ho iniziato a preparare alcuni video per le mie lezioni-ormai dieci anni fa-che coinvolgessero i ragazzi. Poi ho sperimentato anche Instragram e TikTok, i social più amati dai giovani.

Certo, questo implica una quantità di lavoro maggiore rispetto alla preparazione di una lezione diciamo tradizionale. Ho dovuto prendere confidenza con i nuovi mezzi, capire come usarli nel mio mestiere di insegnante. Non volevo che fosse una lezione frontale registrata. 

Ciò vuole dire, in un certo senso, lavorare sempre anche fuori dall’orario di lavoro. Anche quando non sembra che io stia lavorando.

Parafrasando Joseph Conrad che diceva “come faccio a spiegare a mia moglie che sto lavorando anche mentre guardo fuori alla finestra?” potrei dire “come faccio a spiegare a mia moglie che sto lavorando mentre sto su TiKTok?”.

3) Nei mesi più complicati della didattica a distanza lei è riuscito a tenere il rapporto con i suoi studenti utilizzando il loro linguaggio: i video, le chat di gruppo, le pagine social. Come è cambiato il modo di insegnare?

Come dicevo poco fa le prime settimane sono state davvero complicate. Abbiamo usato i mezzi che avevamo, gli strumenti che conoscevamo, in attesa dei protocolli. Dopo le difficoltà iniziali mi sono accorto che davvero si sono aperte delle porte, che ci sono alcune cose positive che sarebbe davvero un peccato sprecare e che spero ci porteremo dietro nel nostro mestiere, nella scuola. 

Penso ad esempio ad alcune funzionalità che si sono rivelate molto utili per i ragazzi in difficoltà, con disturbi, o anche solo per chi è più timido. 

Quanto al rapporto con gli studenti anche con la didattica a distanza si era creata una bella atmosfera. Un clima quasi da pizza insieme. Dopo le prime difficoltà erano più rilassati durante le lezioni, capitava che facessero vedere la loro stanza o l’animale domestico che vive con loro. Hanno capito che gli insegnanti non sono lì per rendere la vita difficile, hanno anche visto quanto lavoro c’è dietro ogni lezione. 

4) Parliamo di “Una parola al giorno”. Durante il lockdown pubblicava video con parole attinenti alla situazione che stavamo vivendo. Questo per aiutare i suoi studenti ad aprirsi, commentando per iscritto. Si ricorda qual è stata la parola che è piaciuta di più ai ragazzi?

Le parole sono una delle mie grandi passioni. Parto dall’idea che più se ne conoscono, meglio si gestiscono le emozioni. E questo durante l’adolescenza diventa molto importante.

Come diceva Don Milani “Ogni parola che non imparo oggi è un calcio in culo domani”.

L’esercizio delle parole lo facevamo già in classe prima e continuiamo a farlo ora.

Quella che è piaciuta di più è stata sicuramente “limbo”. Quando ho chiesto ai miei studenti “come si sta in questo limbo?” si è davvero aperto un mondo. 

5) Molti studi dicono che la didattica a distanza avrà conseguenze negative sui nostri ragazzi, sia nel breve periodo- livello di istruzione, dispersione scolastica, difficoltà di apprendimento- sia nel lungo periodo- difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro, ricadute economiche- cosa ne pensa?

Mi sembrano posizioni azzardate. La didattica a distanza è una scommessa.

I nostri ragazzi hanno conosciuto la privazione che può portare ad un abbassamento delle prospettive ma anche al suo contrario.

Non solo, hanno imparato cos’è il sacrificio, hanno scoperto il dolore, hanno sperimentato la difficoltà. Tutte cose da cui noi adulti cercavamo di proteggerli in ogni modo prima di questa emergenza.

E ancora, hanno incontrato la noia che prima era abolita. I neuropsicologi dicono che la noia è un potentissimo ricostruttore delle cellule cerebrali.

Tutte queste cose li hanno certamente fatti crescere.

A settembre, quando è ricominciata la scuola, abbiamo visto regressioni ma anche nuove motivazioni.

Quindi non farei previsioni su quello che sarà. 

Grazie ad Enrico Galiano per la bella chiacchierata, grazie al professore più amato dai giovani italiani per aver rovesciato la prospettiva e averci fatto vedere anche la didattica a distanza come un’opportunità per crescere. 

Lucia Massarotti
Lucia Massarotti

Mi chiamo Lucia. Ho quarant’anni e vivo a Milano. Ho sposato il miglior compagno di viaggio che mi potesse capitare e, insieme, siamo genitori di due maschietti: uno di cinque anni e uno di due anni e mezzo. Dopo la laurea in Giurisprudenza e qualche- bellissimo- anno passato a lavorare in uno studio legale ho capito che il diritto non era la mia strada. Così ho chiuso i codici. Ma ho portato con me la passione per la scrittura. Nel gennaio 2019 ho aperto un blog, PiccolieCuriosi e ho cominciato a raccontare le mie avventure da mamma. Convinta del fatto che diventare genitori sia la nostra più grande occasione per crescere. Ho collaborato con MaM Magazine, Mamme a Milano e Faccio Quello Che Posso. Da novembre 2018 scrivo su GeekMum Magazine.

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