Qualche volta, prima di cominciare a leggere un libro, o una storia, è necessario fermarsi a conoscere la persona che ha composto per noi la sinfonia di parole e segni che stiamo per assaporare. Questo è  sicuramente il caso del signor Hans Christian Andersen, uno tra i più famosi autori di fiabe del diciannovesimo secolo. Così famoso che qualche volta è possibile confonderlo con i fratelli Grimm, così famoso che  nell’immaginario comune è soltanto colui che ha dato i felici natali alla celeberrima Sirenetta della Disney. Così famoso insomma, che in pochi  davvero sanno chi sia.

“La casa della mia infanzia era un’unica stanzetta, quasi riempita dal laboratorio del calzolaio, […]ma le pareti erano piene di stampe e sopra il laboratorio, accanto alla finestra, c’era una mensola di libri e di canzoni.”

Recitano così le prime righe della sua autobiografia, l’opera più bella che egli ha scrisse: quella in cui la sua propria vita diventa una fiaba in cui le avventure che ha vissuto sono come quelle di un eroe, che ha superato le prove di un destino avverso per giungere infine al compimento della felicità.

Andersen stesso, proprio all’inizio di questo suo capolavoro, “La fiaba della mia vita”, dice: “ La storia della mia vita dirà al mondo ciò che dice a me: esiste un Dio amorevole che conduce ogni cosa nel modo migliore.” Fu dunque un artista desideroso di condividere un messaggio imponente, originale e straordinario: l’intuizione che il cammino impervio di una vita potesse portare al compimento di sé. Come accade ai protagonisti di una fiaba, impegnati sempre in un percorso di formazione.

Andersen era figlio di un ciabattino e di una dolce giovane madre. Visse in un piccolo paese della Danimarca un’infanzia poverissima. Finché,  rimasto orfano di padre, alla giovane età di 14 anni partì alla volta del mondo, mosso da un’inquietudine ardente e dal desiderio di realizzare se stesso, con la segreta ambizione di diventare scrittore. La sua indole schiva e la sua sensibilità morbosa, accompagnate da un talento nascosto, segnarono la realizzazione dei desideri del suo cuore.

“Io ho la natura degli uccelli migratori, e volo! La mia vita è una bella fiaba, ricca e felice!

Mi immaginavo la vita come una fiaba e non vedevo l’ora di potervi comparire anch’io nel ruolo dell’eroe!” Infatti divenne un autore famoso in tutta Europa, accolto nelle corti dei re oltre che  nei circoli letterari più importanti.

Queste mie rare informazioni usatele per disegnare un ritratto stilizzato dell’ autore e se credete anche come una lente d’ingrandimento che vi permetta di leggere l’ingrediente segreto che accomuna tutte le sue fiabe. Si tratta di un filo sottile, lucente come la seta che stringe insieme tutti i suoi personaggi e gli scenari delle sue opere: la nostalgia della felicità. Non del potere o della ricchezza, ma della felicità.

Si tratta di una nostalgia struggente che pervade tutte le sue fiabe, come quella che vivono gli uomini del Nord scuro e silenzioso dopo che hanno incontrato i cieli e i colori del Mediterraneo assolato e spassoso. La natura, che accompagna le storie, è come una signora nobile e bellissima, fitta di particolari raffinati e preziosi.

Le fiabe che io preferisco sono queste:

La principessa sul pisello, dove la principessa non è una smorfiosa rompiscatole, ma solo una fanciulla dotata di una sensibilità rara e acutissima;

Pollicina, che insegna come il cuore cerca una corrispondenza vera, rispettosa dell’unicità di ciascuno di noi;

L’intrepido soldatino di stagno, misero in apparenza, ma in realtà forte e tenace. Che dice che nessuna condizione umana può vietarci di amare e cercare la bellezza. Il soldatino infatti ama ed è riamato dalla bellissima ballerina;

L’uomo di neve, che descrive in modo commuovente il motivo segreto dei desideri più autentici;

La regina di neve, che maestosamente racconta quale sia la forza impetuosa dell’amicizia.

Ed infine, il mio podio:

Il brutto anatroccolo, che descrive in modo delicatissimo la felice parabola di chi attraverso strade tortuose raggiunge le stelle, perché scopre chi è e può così, in fondo alle mille peripezie della vita, trovare la felicità;  La Sirenetta, dolcissima principessa del mare, che pur rinunciando al proprio amore, guadagna poeticamente un per sempre originale e essenziale.

Infine, in cima al mio podio, I cigni selvatici. Un fiaba che è un epico racconto del silenzioso sacrificio di sé per amore. In questa fiaba la natura è un teatro magnifico che riempie il lettore di stupore ed è capace di far risuonare fortissimo i sentimenti dei protagonisti. E’ una natura che parla una lingua nitida e bellissima.

Per noi che siamo circondati da eroi muscolosi e con i super poteri, con nature ambigue e cariche di inquietudini e dubbi; gli eroi di Andersen, che sono creature fragili e talvolta ai margini della società, sono figure austere e nobili per la statura dei loro cuori.

Penso che la letteratura per me sia spesso stata come una finestra che si apre e lascia entrare il sole. Leggere mi ha aiutato a decifrare i miei sentimenti, i miei sogni e spesso anche i miei dolori. Per questo proporrei queste fiabe ai miei bambini, per offrire loro l’esempio di creature imperfette che hanno scoperto che la realtà custodisce una promessa di bene per loro.

Vi consiglio un’edizione grande e ben illustrata e se volete, da tenere sul vostro comodino “La fiaba della mia vita”, autobiografia di Andersen, che fu una creatura fragile e un eroe splendente.

Manuela Giuby
Manuela Giuby

Vengo da dove si giocava nei prati, e da dove crescevano i mughetti, bianchi, timidi e sognanti. Poi ho incontrato Lei: la città. La laboriosa, generosa, eclettica Milano. Ho studiato lettere e divorato la letteratura, ho indossato un naso da clown e ho sognato con il teatro, ho scoperto di avere un’anima caleidoscopica e vivace. Milano l’ho portata con me e sono tornata a vivere in un mondo piccolo, per amore! Per seguire un travolgente amore! Oggi insegno, cucino gluteenfree, amo pazzescamente la moda, la letteratura e la mia rumorosa famiglia. Ho quattro figli stupendi, tutti con gli occhi belli del loro meraviglioso papà. Manuela detta Giuby

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