Finalmente è arrivato, finalmente è arrivato questo periodo dell’anno, finalmente, alzando il naso all’insù vedo brillare nel (triste) buio delle 5 del pomeriggio qualche lucina ad intermittenza, finalmente per le strade, in radio, nei locali commerciali etc iniziano a risuonare campanelle e jingle: finalmente il Natale sta arrivando.

In più di un’occasione vi ho detto quanto io ami l’estate, il caldo, il sole e il profumo della natura rigogliosa, è vero e lo confermo: vivrei tutto l’anno al tepore. Eppure un’eccezione la faccio. La mia eccezione inizia a fine novembre e finisce alla fine di dicembre, la mia eccezione si chiama Natale!

Nella mia famiglia il Natale è più che una festa, è di più di una ricorrenza religiosa: nella mia famiglia il Natale è uno stato d’animo, è un modus vivendi.

Mia sorella gironzola per casa con sonagli e cappelli natalizi, inserisce nella playlist spotify la selezione “Natale” e, via, si va! Il suo cellulare o qualunque aggeggio elettronico che abbia cassa bluetooh riprodurrà solo ed esclusivamente canzoni natalizie.

Per non parlare di mia madre! Siamo quasi a fine novembre e pensa di essere già in super mega ritardo nella preparazione delle mille mila specialità e leccornie che ogni anno abbiamo la fortuna di gustare!

E come nel caso di mia sorella e mia madre anche io ho i geni di Babbo Natale nel mio corredo cromosomico.

È per questo motivo che oggi, 21 novembre, mi ritrovo ad accedere al mio account spotify, a premere riproduci sulla mia playlist Natale” (sì, anche io ne ho una “di fiducia”), a riposizionare il mio alberello di Natale che mi accompagna da 9 anni orsono e che mi ha seguito in ogni singolo trasloco (un “portabilissimo” alberello di 1.85 cm) al centro della scena e ad immergermi nella magia del Natale!

Sono tutta intenta a fare i fiocchetti ad ogni singola pallina (quest’anno ho dovuto appendere al puntale le mie adorate palline di vetro visto il carattere docile e poco vivace del mio diavoletto della Tazmania ed optare per una diversa soluzione) quando “drrrin” suona il citofono. Rispondo, chiedendo a Michael Bublè di cantare con meno vigore in modo da riuscire a sentire chi c’è dall’altro capo. Sento, così, una voce femminile, squillante. Si tratta della mia amica e vicina che lavora nell’autoscuola accanto al portone del mio palazzo! La invito a salire, c’è anche la sua bellissima bimba, ha 5 mesi. Vi avevo parlato del suo caso il 18 gennaio dell’anno scorso quando si era rivolta a me per capire se poteva lavorare fino alla data del parto (per chi volesse approfondire, vi lascio il link!). Ora, che è prossima al rientro al lavoro dopo il periodo di congedo per maternità obbligatoria mi chiede qualche dettaglio in più sul periodo di congedo parentale.

Già con l’articolo dell’8 febbraio 2019 (eccolo qui) vi avevo parlato del congedo parentale e di come funziona ma dopo essere stata travolta da tutte le domande della mia amica sul tema, ho pensato che sarebbe potuto essere utile per tutti fare un approfondimento e fare ancora più chiarezza! Ecco le domande più significative:

Domanda Risposta
Come posso utilizzare il congedo parentale? Il congedo parentale può essere usufruito in maniera frazionata e/o continuativa: a base mensile, giornaliera ed oraria. I contratti collettivi possono prevedere la fruizione oraria.
Come è retribuito il congedo parentale? In assenza di regolamentazione da parte del contratto collettivo di riferimento, il congedo parentale è alternativamente indennizzato con un importo pari al 30% della retribuzione maturata nelle quattro settimane precedenti il periodo di astensione facoltativa per un periodo complessivo, tra i due genitori, pari a 6 mesi.

Nel caso di figlio biologico e naturale

–       il trattamento economico è garantito se il congedo è fruito entro il compimento del 6° anno del minore.

–       Non è più previsto trattamento economico nel caso in cui il genitore fruisca del congedo dopo il 6° anno di vita del figlio (quindi dai 6 ai 12 anni il genitore potrà usufruire del congedo ma quest’ultimo non sarà remunerato)

Nel caso di minore adottato o in affido

–       il congedo è remunerato se fruito entro i 6 anni dall’ingresso del minore in famiglia fruibile.

–       Dopo il 6° anno dall’ingresso del minore in famiglia non sarà più retribuito ma sarà comunque fruibile entro 12 anni dall’ingresso del minore in famiglia, indipendentemente dall’età del minore e fino al momento del raggiungimento della maggiore età.

Durante i congedi parentali maturano tutti gli istituti contrattuali? Purtroppo la risposta è negativa.

Difatti, viene riconosciuta l’anzianità di servizio ma non maturano né le ferie, né 13ma e/o14ma né altre mensilità aggiuntive.

Quando devo comunicare al datore di lavoro la mia intenzione di richiedere un periodo di congedo parentale? Solitamente sono i contratti collettivi applicati ad ogni singola categoria ad indicare i termini entro i quali preavvisare il datore di lavoro del periodo di astensione dal lavoro.

Tuttavia, nel caso in cui il CCNL non preveda nulla a riguardo, bisognerà obbligatoriamente avvertire il datore di lavoro almeno 5 giorni prima del periodo interessato e 2 giorni prima in caso di fruizione oraria.

Il datore di lavoro può opporsi all’utilizzo dei congedi parentali? No, il datore non ha potere discrezionale di concessione della fruizione del periodo di congedo. Difatti, mentre nel caso dei permessi, delle ferie e delle aspettative il datore di lavoro potrà discrezionalmente decidere se accettare e quindi concedere il periodo di assenza richiesto dal lavoratore, nel caso del congedo parentale, quest’ultimo non è soggetto ad alcuna autorizzazione ma solo ad una mera comunicazione, previo invio della domanda telematica all’INPS.

Alla prossima!

 

Oriana Santarcangelo
Oriana Santarcangelo

Riflessiva e chiacchierona cerco di approcciarmi alla vita con lo stupore e la gioia di un bambino. Partita da una terra lontana, sono approdata a Milano per gli studi universitari ed è lì che, poi, sono diventata avvocato. Galeotto fu il codice ed è in uno studio legale che ho conosciuto mio marito. Anche lui avvocato del lavoro. Diversamente da quanto si potrebbe credere, due avvocati possono vivere sotto lo stesso tetto in armonia ed è così che abbiamo deciso di crederci e di creare la nostra famiglia. Sono mamma di Carlo, classe 2018, immatricolato a giugno.

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