“Che abbiamo figli o no, gli ideali di maternità plasmano la nostra identità di donne, la nostra vita economica, politica e sociale, le nostre emozioni”, scrive Soraya Chemaly in Rage becomes her (titolo italiano “La rabbia ti fa bella”).

Che cosa significa nella pratica? Tutte le donne lo capiranno facilmente. Fin da molto prima di diventare madri ci vengono poste le domande più svariate sulla maternità. “Quando farai un figlio?”, “Quanti figli vuoi?”, “Quando farai il secondo?”, “Che tipo di madre sarai?”.

Tutte queste domande, a volte insistenti e – diciamolo – nella stragrande maggioranza dei casi inopportune, portano la donna ad interrogarsi molto presto (prima del tempo) sulle scelte che dovrà prendere in futuro. Senza considerare poi il fatto che nessuna madre (nessun genitore) può sapere con anticipo come sarà. Se diventerà ansiosa oppure no, se avrà bisogno di una culla o di praticare il Co-sleeping, se amerà lunghe passeggiate spingendo un passeggino o se abbraccerà la filosofia del portare. In realtà la bellezza della genitorialità sta proprio nel costruire una relazione unica, strada facendo, venendo a patti con le aspettative e soprattutto accettando il cambiamento: nostro e della piccola persona cui abbiamo dato la vita.

Le madri sullo schermo

Diventiamo donne guardando sullo schermo madri che corrispondono a tipi, etichette. Ci diciamo: ecco, io non sarò mai così. Oppure: vorrei essere esattamente quel tipo di madre! Vi è mai capitato di identificarvi o immedesimarvi con un genitore rappresentato in tv?

Negli ultimi anni, con la crescita esponenziale e il grande successo delle serie televisive, si sta cominciando a parlare di modelli educativi anche per quel che riguarda i prodotti di intrattenimento. Insomma, non si tratta più di semplici serie televisive, oggi questo tipo di narrazione può insegnare oltre che farci divertire, può porre interrogativi, spingerci ad approfondire. Per questo è necessaria una riflessione: come vengono rappresentati i genitori sullo schermo? Focalizzandoci sulle madri, le storie che le accompagnano sono sufficientemente sfaccettate e diversificate?

Sappiamo bene qual è il rischio che si corre nel momento in cui come collettività assisitiamo sempre alla stessa storia: si alimentano gli stereotipi. Oggi anche le serie tv hanno una responsabilità, ovvero fornirci gli strumenti per comprendere la realtà, per reinterpretarla e magari modificarla.

Gli stereotipi che riguardano le madri sono numerosi e difficili da combattere, è per questo che abbiamo bisogno di rappresentazioni sempre più multidimensionali, per far sì che le madri non vengano più associate ad una certa tipologia: quelle che rimangono a casa rinunciando al lavoro o, in maniera opposta, quelle che decidono di tornare subito a lavorare, solo per riportare due macro categorie. Le esperienze sono molteplici ed è giusto che le donne possano avere l’opportunità di riconoscersi e identificarsi in un personaggio televisivo, ma anche di sorprendersi di fronte alla scoperta di un modello molto distante dal loro.

Ed ecco allora quelle che secondo me sono le 5 madri più interessanti delle serie tv.

1 Bree Van de Kamp

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La rossa Bree è una delle eroine (o forse dovremmo dire anti-eroine) della serie televisiva Desperate Housewives.

A mio parere, Bree Van de Kamp è il personaggio femminile più interessante della serie, è lei a compiere l’arco narrativo più originale. Ci viene mostrata come la classica donna tutta d’un pezzo, con un senso del dovere fortissimo: Bree nasconde le sue emozioni, le reprime. Il suo disturbo ossessivo-compulsivo della personalità fa sì che appaia ai nostri occhi come la madre perfetta. Ma attenzione, è conoscendola meglio che riusciamo a vedere le fragilità che si annidano sotto quello strato di perfezione. È proprio a causa della sua rigidità che Bree fallisce e cade: se in una puntata esorta le amiche a non mostrare le emozioni ma a tenerle segrete e ordinate dentro scatole nascoste in un armadio, è proprio lei a perdere completamente il controllo in numerose occasioni. Il più grande insegnamento che Bree coglie lungo la strada è proprio questo: le emozioni non si possono inscatolare, altrimenti ci si trova ad imbracciare il fucile e a sparare per strada (lei è anche una grande amante delle armi da fuoco).

 

2 Miranda Hobbes

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Siamo nell’universo di Sex and the City, telefilm storico che non ha mai smesso di raccontarci qualcosa e che di certo non ha bisogno di presentazioni. Miranda è la prima delle nostre 4 eroine a diventare madre e anche l’unica oltre a Charlotte. Miranda arriva alla maternità un po’ per caso, lei non desidera affatto essere madre, rimane incinta dopo un incontro con Steve anche se i due si sono già lasciati. È così che Miranda decide di tenere il bambino ma di crescerlo da sola.
Miranda è molto forte e divertente, è il “cinico riferimento di Carrie”, durante il suo percorso perde un po’ del suo cinismo ed antiromanticismo, pur mantenendo il lato sarcastico.

Uno dei momenti più teneri dell’intera serie, secondo me, è quello in cui Miranda e Charlotte si confrontano con difficoltà ma anche con onestà; la prima è rimasta incinta senza programmarlo, la seconda è molto frustrata perché non riesce a realizzare il suo forte desiderio di diventare madre. Miranda aspetta un bambino e vive l’evento provando sentimenti ambivalenti. È in questo momento, dopo uno scontro, che le due amiche riescono ad avvicinarsi e, in qualche modo, Charlotte dimostra a Miranda il suo affetto materno, diventa la guida materna di cui Miranda ha bisogno. Ecco dunque un insegnamento fondamentale che la serie ci offre: non è necessario essere madri per dimostrarsi materne e non è affatto detto che tutte le madri debbano apparire materne 24 ore su 24.

 

3 Lorelai Gilmore

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Chi non conosce Una mamma per amica? Titolo originale: Gilmore girls. Questa serie sicuramente pone l’accento su quel modello di madre meno tradizionale, meno da manuale: la mamma amica appunto, quella che si pone al pari della figlia, cercando di fare di se stessa un esempio più autentico, meno condizionato dalla società. L’aspetto secondo me più interessante della serie però sta nell’averci saputo mostrare un altro momento decisivo nel rapporto madre/figlia: quello del distacco. Lorelai e Rory stanno bene insieme, vivono fasi altalenanti e picchi di intensità, ma tornano sempre l’una dall’altra. Arriva però il momento in cui è necessario un distacco (nella serie è rappresentato dalle partenze di Rory, prima per il college e poi per la campagna presidenziale che la vede nei panni di apprendista giornalista). Rory è pronta per separarsi dalla madre, tutte le stagioni di Una mamma per amica hanno preparato il terreno per questo momento. Il loro rapporto ci fa riflettere sulle radici e su cosa serve per diventare grandi. Ed è questo che ha fatto Lorelai, tra sbagli, cadute e vittorie, ha cresciuto una piccola donna libera, in grado di prendere il volo al momento opportuno.

 

4 Elena Richardson e Mia Warren

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Little Fires Everywhere è una miniserie televisiva del 2020, ambientata in un sobborgo di Cleveland alla fine degli anni ’90. Elena, interpretata da Reese Whiterspoon, è madre di ben quattro teenagers e viene fin da subito contrapposta a Mia Warren (Kerry Washington). Mia è un’artista e viaggia con la figlia cambiando di continuo casa e lavoro, è molto misteriosa e ha un grande segreto. Elena è una giornalista ma ha accettato di ridimensionare molto la sua carriera per la casa e i figli. Attraverso la storia, il passato di Elena e Mia viene a galla, le protagoniste si imbattono in modo irruento di fronte alle scelte fatte in passato. È attraverso le loro scelte che ci domandiamo quale sia il confine tra l’avere una relazione onesta con i nostri figli e il tenere alcuni lati per sé. Essere una brava madre vuol dire davvero sapersi sacrificare, anteporre i propri bisogni a quelli della famiglia, come sostiene Elena? Oppure significa sapersi misurare con la consapevolezza dei propri desideri e bisogni? Little Fires Everywhere è una serie impegnativa e magnetica al tempo stesso, di sicuro quella che più mi ha fatto riflettere sul tema maternità negli ultimi mesi.

 

5 Nalini Vishwakumar

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La dottoressa Nalini è la madre severa di Devi in Never Have I Ever, una serie Netflix del 2020.

La storia che ci viene raccontata è divertente, ma anche profonda e commovente. Il papà di Devi è morto da poco e le due donne si trovano ad affrontare i problemi relazionali che hanno sempre avuto in modo decisivo e senza la presenza di un intermediario: la figura del padre, questo granitico assente, che però continua a vivere nei ricordi e nelle decisioni della figlia e della moglie.

Nalini è una madre che ripone nei confronti della figlia altissime aspettative, il loro rapporto ci spinge a riflettere su quanto le nostre idee e prospettive possano pesare sulle persone che amiamo. Nalini e Devi sono molto diverse l’una dall’altra, venirsi incontro per loro significa passare attraverso un percorso di accettazione reciproca. Devi non è la figlia che Nalini aveva immaginato, eppure sono una coppia madre e figlia molto unita.
Può arrivare il momento, nella storia di una madre, in cui ci si interroga sulle immagini associate al futuro di nostra figlia o figlio. Magari le aspettative riguardano il suo carattere, il suo modo di vestire, parlare, il suo modo di relazionarsi con le altre persone, le inclinazioni scolastiche. Dove hanno luce queste aspettative?

Diventare genitori è difficile anche per questo, ci insegna ad abbandonare tanti pesi lungo il nostro percorso, ci mostra cosa significa lasciare ai nostri figli la libertà di crescere e muoversi in autonomia e, infine, ci prepara a mettere da parte la nostra idea di mondo per far sì che quella della persona che stiamo educando possa realizzarsi.

 

Le madri, nella vita vera, come sullo schermo, vengono giudicate più severamente. Ci si ritrova spesso a criticare l’operato delle madri, ma se ci pensiamo non ci si sofferma a criticare allo stesso modo le scelte dei padri. Le madri sono giudicate davvero da tutti: dalle altre madri, dai vicini di casa, dai componenti della famiglia, da chi non ha figli.

Serena Blasi
Serena Blasi

Sono una romana che vive a Torino dal 2008. Mi sono laureata in Cinema a Roma e diplomata in Scrittura e Storytelling alla Scuola Holden di Torino. Lunare e intuitiva, leggo con passione e divoro serie tv. Scrittura, femminismo e viaggi: ecco ciò che mi infiamma. Lavoro come Web Copywriter, nel 2016 ho sposato un torinese e nel maggio del 2018 sono diventata mamma di Emma.

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