Come e perché scegliere una scuola a metodo Montessori: il nostro primo anno alla Casa dei Bambini

17 Aprile 2019Myriam Sabolla

Forse qualcuno penserà che tanto “è solo l’asilo”, ma per noi – e per molti genitori – la scelta della scuola dell’infanzia (e, prima ancora, del nido) è stata ponderata a lungo.

Non sono una pedagogista, ma anche solo osservando mia figlia nella sua quotidianità mi sono resa conto che il periodo 0-6 anni è davvero la base per la formazione emotiva, cognitiva e sociale di una persona. Proprio per questo motivo, mi sono appassionata alla figura e al lavoro di Maria Montessori, che è stata tra le prime in Italia e nel mondo a riconoscere il valore umano del bambino e l’importanza fondamentale di accompagnarlo in un percorso di autosviluppo e consapevolezza (quello che chiameremmo oggi empowerment) sin dai primi mesi di vita.

“Aiutami a fare da solo”: il cammino del bambino verso l’autonomia e il ruolo della scuola

Per conoscere meglio il Metodo Montessori, specie se ci si approccia ad esso per la prima volta, consiglio di leggere “Il Metodo Montessori per tutti”, scritto da due educatrici (Laura Beltrami e Lorella Boccalini), un libro divulgativo e dal taglio molto concreto.

Dalla lettura di questo testo, e, naturalmente, anche dai testi più specialistici, si comprende molto bene come, secondo questo approccio, il ruolo dell’ambiente e quindi della scuola sia fondamentale per sostenere il bambino nel suo percorso verso l’autonomia, che è poi il fine ultimo della crescita e ciò che davvero potrà sostenere la sua autostima una volta diventato un adulto. In poche parole, è ciò che ci permette di raggiungere la felicità che proviene dalla libertà.

Questo concetto sta alla base di tutte le attività proposte nelle scuole Montessori – ma anche a casa – ed è, a mio parere, molto innovativo rispetto alla visione ancora prevalente dell’educazione: ovvero quella che vede i piccoli come delle tabule rase in cui “ficcare” nozioni, ordini e insegnamenti che vengono dall’alto.

Non si tratta di considerare i bambini come adulti in miniatura, né come poveri esseri indifesi e inadeguati, ma come persone e, in quanto tali, di rispettarne i limiti, le potenzialità e la personalità. Il ruolo dell’adulto, che ha naturalmente più esperienza e conoscenze, è quello di aiutare il bambino nel percorso di autonomia e crescita (ecco perché “aiutami a fare da solo”), predisponendo un ambiente adatto all’apprendimento.

La nostra esperienza alla Casa dei Bambini

In concreto, cosa significa tutto questo? Per sapere più nel dettaglio come è organizzata la Scuola dell’Infanzia a Metodo Montessori, che viene chiamata non a caso “Casa dei Bambini”, oltre al libro già citato consiglio la lettura di questo articolo.

Da parte mia, posso raccontare la nostra personale esperienza dopo quasi un anno di frequenza alla Casa dei Bambini in una scuola Montessori di Milano.

Questo è stato il primo anno di scuola per Adele e per noi come genitori. Avevamo già avuto un’ottima esperienza al nido (non montessoriano) e questo sicuramente ci ha dato molta fiducia nella scuola come istituzione e come punto di riferimento alternativo alle figure dei genitori.

In questo primo anno la nostra bambina è cresciuta molto: oltre alle tappe evolutive normali per la sua età, abbiamo notato un grande desiderio di autoaffermazione (nel bene e nel male!), che si è spesso tradotto in piccole e grandi conquiste di autonomia. Questo l’ha resa più sicura di sé e anche più consapevole dei suoi limiti.

Dal punto di vista delle abilità cognitive, Adele è molto interessata al segno grafico, al disegno e al colore, e ha un’ottima capacità di riprodurre figure di fantasia e non. Sta cominciando, da sola, a scrivere le prime parole. Legge i numeri e riconosce quasi tutte le lettere. Ma la cosa più importante è che si interessa, in modo naturale e spontaneo, a tutti i campi del sapere e delle espressioni artistiche: la sua curiosità è innata, come in tutti i bambini, ma l’approccio della scuola l’ha sicuramente potenziata e le ha dato modo di sfogarla in molti modi e campi diversi.

Per quanto socializzazione, ha vinto molte timidezze e ha imparato a rispettare ed farsi rispettare nei suoi confini (questo è uno dei punti su cui la scuola insiste molto con i più piccoli): penso che in questo le classi miste per età e provenienza dei bambini (ci sono molti bambini stranieri, che parlano lingue diverse) sia davvero utile. I più piccoli seguono i più grandi, che li guidano e li coinvolgono.

La vulgata che nella scuola Montessori non ci siano regole è del tutto infondata: anzi c’è da rimanere stupiti della tranquillità e del relativo silenzio che regnano nell’ambiente, nonostante ci siano quasi 100 bambini tra i 3 e i 6 anni.

Anche il timore che la prevalenza di attività individuali porti a un isolamento dei bambini non ha senso: imparare a lavorare da soli è il presupposto per farlo costruttivamente con gli altri, inoltre le occasioni di socializzazione e gioco collettivo non mancano mai durante la giornata!

Come scegliere una scuola Montessori

Il Metodo Montessori, negli ultimi anni, è diventato molto più popolare che in passato. Paradossalmente, infatti, proprio l’Italia che ha dato i natali a questa grande studiosa e medico per lungo tempo ne ha disconosciuto il valore (contrariamente a quanto accade all’estero, dove molti famosi uomini e donne di successo hanno studiato con il suo metodo).

L’aumento di popolarità e richieste, però, ha dato vita a sedicenti scuole Montessori che si limitano a portarne il nome senza però applicare il metodo con attenzione e scientificità. Come fare allora per scegliere una scuola Montessori?

Il mio primo consiglio è quello di consultare il sito dell’Opera Nazionale Montessori, l’unico ente riconosciuto come custode del metodo e responsabile dell’evoluzione contemporanea degli studi montessoriani. Qui si può trovare un elenco delle scuole riconosciute dall’ONM in Italia, divise tra pubbliche, paritarie e private.

Il secondo consiglio che mi sento di dare è quello, una volta individuate una o più scuole papabili, di fissare un colloquio con la direttrice o il direttore, e una visita in orario scolastico. Solo in questo modo ci si potrà effettivamente rendere conto di come funziona davvero la scuola: non lesinate le domande, anche quelle che sembrano più banali. Chiedete conto di come vengono scelti e formati gli insegnanti, di come è organizzata la giornata, di quali sono le attività. Una buona scuola è quella che vi dà tutte le risposte senza remore. Osservate anche come si comportano i bambini, che atmosfera si respira.

Per quanto mi riguarda, infine, un terzo criterio di scelta è stata proprio l’impressione “a pelle” datami dall’ambiente fisico, e non da ultimo la presenza di un giardino o cortile a cui i piccoli potessero accedere in tutte le stagioni dell’anno: giocare all’aperto, per me, è sempre una buona idea!

Credo in ogni caso che dare un’opportunità di crescita personale ai nostri bambini sia fondamentale, qualunque sia la scelta che poi ne scaturisce. D’altra parte, come diceva Montessori stessa:

Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo.”

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