Molto spesso percepisco il web come un “luogo buio”, un luogo dal quale fuggire, un luogo che è impossibile da controllare, da arginare, un buco nero all’interno del quale finisce inesorabilmente tutto ciò che ci riguarda e non torna più indietro.

Il web è il luogo nel quale ognuno di noi sceglie consapevolmente di riporre un pezzo di sé stesso e sceglie (purtroppo, alle volte, inconsapevolmente) di “regalare” un pezzo di sé agli altri: il web ci spossessa di un pezzo di noi e lo mette (lo mettiamo) alla mercé dei nostri utenti i quali possono essere più o meno saggi ma ciò che resta è che quella sequenza di cyberdati può essere o semplicemente oggetto di “presa visione” (il più delle volte passivamente) da parte dei nostri contatti – penso a tutte le volte che ci troviamo a “scorrere” le storie di Instagram – oppure nel peggiore dei casi, accade (purtroppo non tanto di frequente) che quei nostri cyberdati vengano fissati, memorizzati, salvati dai nostri contatti e non solo (del resto siamo la generazione con le dita più veloci di sempre – che neanche il campione mondiale di dattilografia – e abbiamo fatto dello screenshot la nostra religione).

Penso a tutto ciò ogni volta che voglio o devo condividere un contenuto sul web, penso ad ogni singola microscopica conseguenza che la mia interazione con gli altri tramite i social network possa comportare. Penso a tutte le persone che sono state violate dal web, che hanno perso la “proprietà” della loro immagine, della loro integrità per aver agito con leggerezza sul web o per essersi fidate dello stesso (o di chi, poi, le ha date in pasto ai leoni da tastiera).

Ecco, io penso sempre a tutto ciò e mi piace approcciarmi al web il più responsabilmente possibile, o almeno spero di riuscirci! Da mamma, poi, ancora di più.

Ma sei il web toglie, è lo stesso web che poi dà!

Ed è proprio da mamma e perché mamma che ho scoperto un mondo sconosciuto e bellissimo in cui le mamme “fanno squadra”, un mondo in cui le mamme (tranne le solite “voci fuori dal coro”) creano delle connessioni che, alle volte, sono delle vere e proprie reti di salvataggio. Ho potuto vedere da vicino quanto le mamme abbiano bisogno delle altre mamme e dei loro consigli e quanto le mamme siano pronte e disponibili a far sentire alle altre mamme la loro vicinanza.

È così che ho conosciuto tante mamme ed è così che, settimana scorsa, ho conosciuto una fantastica mamma su una piattaforma che unisce e mette in connessione le mamme che vivono a Milano. Ognuna è libera di dare il proprio apporto come meglio crede e a me piace dare il mio sostegno, quando posso, soprattutto in ambito legale/del lavoro, settore ostico del quale, spesso, se ne ha bisogno nei momenti più difficili della propria vita.

La domanda: la webmamma lavora in una società appartenente al settore del terziario/pubblici esercizi etc. e l’azienda per la quale lavora ha perso la gara d’appalto per lo svolgimento dell’attività di ristorazione presso una committente. La webmamma conosce il nome dell’azienda che ha vinto la gara d’appalto e sa che quest’ultima acquisirà tutti i lavoratori che erano impegnati – con la ditta precedentemente appaltatrice – a svolgere l’attività di ristorazione presso la committenza. La webmamma è in maternità e si chiede se (a) il suo stato di maternità può in qualche modo “escluderla” dal passaggio diretto presso il nuovo appaltatore e se (b) qualora dovesse rientrare nel novero dei lavoratori oggetto di cessione per cambio d’appalto che fine faranno i diritti/crediti da lei maturati durante il precedente rapporto di lavoro (anzianità, mansione, ferie, rol, tfr).

La risposta: Le aziende spesso affidano la gestione di alcuni servizi a società esterne. Quando l’affidamento passa da una società esterna ad un’altra si pone il problema di tutelare i dipendenti che erano adibiti a quei servizi e che rischiano di trovarsi senza lavoro. Il caso della nostra webmamma è proprio questo.

Partiamo dal presupposto per il quale alcuni contratti collettivi di lavoro hanno inserito le cosiddette clausole sociali. Si tratta di norme previste nel contratto collettivo di lavoro che impongono all’azienda subentrante di continuare ad impiegare in quel servizio appaltato lo stesso personale, o almeno una parte di esso, che vi operava quando il servizio era appaltato all’azienda cedente. L’obiettivo delle clausole sociali è quello di scongiurare i licenziamenti. Nel caso di specie, proprio in ragione dell’esistenza di tale clausola sociale, l’azienda subentrante nell’appalto (la nuova azienda, quindi) assumerà alle proprie dipendenze i lavoratori precedentemente impiegati presso l’azienda che ha perso l’appalto (azienda uscente).

L’aggiudicazione del nuovo appalto, comporterà l’applicazione ai lavoratori delle tutele di cui all’articolo 2112 del Codice Civile. Per tale ragione, quindi, verranno applicate le stesse tutele previste per i lavoratori in caso di trasferimento d’azienda: il rapporto di lavoro continua con il cessionario, cedente e cessionario sono obbligati in solido per tutti i crediti che il lavoratore aveva al tempo del trasferimento.

Tra i lavoratori di cui sopra ci sarà anche la nostra webmamma e a nulla rileverà il fatto che al momento del cambio d’appalto quest’ultima non sia “fisicamente” al lavoro ma sia in congedo di maternità. Anzi, il suo stato momentaneo (appunto quello di mamma in congedo di maternità) rende impossibile il suo licenziamento.

Veniamo ora a quello che è l’altro aspetto che sta a cuore alla webmamma, ovverossia cosa succede a tutto quello che il dipendente ha maturato durante il rapporto di lavoro con l’azienda uscente dall’appalto (ferie, rol, tfr, mansione etc.)

Va innanzitutto segnalato che, in caso di cambio di appalto, nel caso in cui il lavoratore “passi” direttamente alla nuova società vincitrice dell’appalto avrà diritto a godere di tutto ciò di cui godeva con la società uscente, sua precedente datrice.

Pertanto, il lavoratore avrà diritto:

  • a mantenere la posizione lavorativa ricoperta precedentemente;
  • ad essere assunto senza dover superare il periodo di prova;
  • a vedersi riconosciuta l’anzianità pregressa (nonostante con il nuovo datore inizi un nuovo rapporto di lavoro);
  • a vedersi riconosciuto il medesimo monte ferie/rol/permessi maturati con il precedente datore prima del cambio d’appalto;
  • a vedersi riconosciuto a– insieme al rapporto di lavoro – il tfr maturato con il precedente rapporto di lavoro;

Inoltre, altro aspetto importante è che l’azienda uscente e la nuova appaltatrice sono obbligati in solido per tutti i crediti che il lavoratore aveva al tempo del cambio d’appalto.

Conclusioni: Pertanto, la nostra webmamma potrà stare tranquilla perché al suo rientro non solo potrà riavere il suo posto di lavoro ma potrà godere, altresì, di tutti i diritti (e crediti) maturati durante il precedente rapporto di lavoro con la società uscente dall’appalto.

Certe volte mi rendo conto di quanto poco basti per poter tendere la mano alle persone e di quanto tutto sarebbe migliore se ognuno di noi, nel nostro piccolo, utilizzasse un pochino del proprio tempo e delle proprie competenze, qualsiasi esse siano per ascoltare e per “fare”.

Perciò, mamme non abbandoniamoci, basta anche solo una telefonata, un piccolo consiglio, una parola di conforto per far sì che nessuno si senta abbandonato.

Alla prossima!

Oriana Santarcangelo
Oriana Santarcangelo

Riflessiva e chiacchierona cerco di approcciarmi alla vita con lo stupore e la gioia di un bambino. Partita da una terra lontana, sono approdata a Milano per gli studi universitari ed è lì che, poi, sono diventata avvocato. Galeotto fu il codice ed è in uno studio legale che ho conosciuto mio marito. Anche lui avvocato del lavoro. Diversamente da quanto si potrebbe credere, due avvocati possono vivere sotto lo stesso tetto in armonia ed è così che abbiamo deciso di crederci e di creare la nostra famiglia. Sono mamma di Carlo, classe 2018, immatricolato a giugno.

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