Fra un paio d’anni tornerò a dormire tutta la notte

Marti compie un anno e io sono nel panico. Vorrei che il tempo si fermasse, e allo stesso tempo vorrei già sapere come andrà, fra quanto tornerò a dormire, fra quanto mi riapproprierò della mia vita per intero. Ma esisteva davvero una vita prima dei bambini?

Quando guardo Greg, suo fratello, vedo solo meraviglia, per il bambino che è, per quello che siamo diventati insieme. Percorso netto, senza mai uno scostamento dal manuale: a tre mesi dormiva nella sua cameretta, a sei mesi e mezzo era completamente svezzato, a quindici per sua scelta ha smesso di addormentarsi in braccio a me, a due anni e mezzo gli ho tolto il ciuccio, a tre abbiamo eliminato anche il pannolino, dai quattro all’ora della nanna mi saluta e si addormenta da solo nel suo lettino.

Mi sforzo di non fare confronti. Ma le domande sorgono spontanee… Era Greg un bambino più malleabile? Ero io una persona diversa? Sicuramente sono stata più testarda, meno flessibile. Senza esperienza, con la paura costante di non farcela e il bisogno di scrollarmelo di dosso, con Greg ho marciato come un treno. E ora mi sento addirittura un po’ in colpa per la fretta che ho avuto di farlo crescere e renderlo un bambino indipendente.

Con Marti è ancora tutto a metà. Saranno i denti – Marti è un precocissimo, a 4 mesi tagliava gli incisivi e ora sta mettendo premolari e canini tutti insieme – sarà che Marti non è Greg, e neppure io sono la stessa di allora.

Greg mi ha cresciuta, mi ha trasformato nella mamma che sono oggi, mi ha resa più sicura e consapevole, e di conseguenza anche flessibile. Con me e con loro. Eppure ogni tanto ho paura. Ho di nuovo paura di quello che ancora dovrò superare! Quante tappe nella vita di un neonato: svezzamento, denti, vaccini, nanne, pannolini… Mi aggrappo alla consapevolezza che tutti i bambini crescono, che da un giorno all’altro cambiano, che quello che non fanno oggi lo possono imparare domani, che tutti ad un certo punto hanno la necessità di staccarsi da noi.

Non voglio forzare e mi sforzo di credere che sia giusto cosi, che ogni bambino è a se e che anche Marti mi farà capire quando è pronto al prossimo cambiamento. E allora penso alle battaglie vinte, alle ansie superate. E’ stato un anno intenso, ricco di nuove prime volte: la prima notte a casa dopo il parto, l’avvio dell’allattamento, i continui risvegli notturni, l’inserimento al nido. E poi ancora più importante:  l’abitudine a nuove routine, la gestione di ritmi doppi, dosi quadruple di pazienza e resilienza per insegnare a Greg a dividere tempi e spazi col fratellino.

Eppure ho resistito, e a distanza di un anno posso dire che non mi sono mai risparmiata, ma non è stato neppure cosi faticoso, neppure quando sono rimasta in isolamento, e mi sono trovata a gestire i due bambini. Forse proprio il lockdown mi ha dato la forza di pensare che io e mio marito ce l’avremmo fatta anche da soli, senza bisogno di tate e nonne. Che faceva tutto più paura nella mia testa. Che Greg sarebbe a poco a poco cresciuto e mi avrebbe dato una mano. Che l’Amore ci salva, che l’Amore nutre un bambino, lo fa crescere, lo aiuta ad accettarci per quelle che siamo: insicure, pasticcione, imperfette. Che il mio cuore grande mi avrebbe dettato la strada. 

Quando mi chiedo se con Marti stia facendo errori, o al contrario li abbia fatti con Greg, quello che mi conforta è consapevolezza – questa si – di non essermi mai tirata indietro. Li ho sempre assecondati, non ho mai chiuso la porta al loro pianto, ho sempre accolto le loro richieste che per me erano bisogni. Perché un bambino fino a 3 anni non fa capricci. Ha solo bisogni.

Ora con Greg sono più severa. Ho perso la pazienza? Sicuramente si – la mancanza di sonno inizia a farsi sentire – ma ora i suoi sono capricci di dissenso, tipici dell’età. Anche in questo caso ogni tanto il dubbio mi assale: sono forse io ad averlo reso così isolente per avergli sempre detto di sì? Il mio cuore e il mio istinto ancora una volta mi dicono di no. Se gli avessi detto più “no” ora forse avrei un Signor Si. Ma io non voglio un Signor Si. Non sarebbe sano. Io voglio che dica no, che si ribelli alle cose in cui non crede. Voglio che cavalchi gli ostacoli e le difficoltà, voglio che ci si opponga. Voglio che provi che sperimenti che osi. Voglio che si fidi del suo istinto. Voglio che pianga maturi cresca. Voglio che si senta forte. Voglio che creda in qualunque cosa faccia. 

Me lo ricordo bene in ospedale il giorno in cui è nato Marti. Con una tenerezza infinita, forse percependo la mia spossatezza, mi offriva da mangiare. Partorire è la cosa più bella del mondo. Ti fa sentire onnipotente. Se non  avessi iniziato troppo tardi, vorrei farlo ancora.

Per i primi 4 mesi Marti  – eh si proprio lui!! – mi ha illuso che le cose fossero facili e mi ha quasi fatto venir voglia di avere subito un altro bebè. Si addormentava quasi da solo, e la notte dormiva anche per 5 ore di fila. Tutto il contrario di suo fratello, che per i primi 6 mesi mi aveva messa a dura prova. Mi chiedo spesso dove ci siamo persi (forse nei denti ???!!), ma se mi guardo dentro io so che è cosi che doveva andare. Per chiudere il cerchio. Per sperimentare quello che con Greg non avevo provato. In cuor mio so di dover essere esattamente dove sono. Non voglio più avere fretta, voglio prendermela con calma. Voglio godermi il viaggio, assaporare tutte le sensazioni.

Non c’è niente di più bello di una mente libera da pregiudizi, convenzioni, abitudini. Ho paura, ma so che sono pronta.

Forza Marti, insieme anche noi ce la faremo!

Elena Asteggiano
Elena Asteggiano

Sono nata e cresciuta a Bra, ridente cittadina fra le colline piemontesi, nota per lo Slow Food e qualche prelibatezza locale. A 19 anni ho salutato famiglia e amici per andare a studiare pubbliche relazioni a Milano, dove a parte alcune altre parentesi fruttuose, sono rimasta per 12 anni. Poi sono tornata…perché al cuore non si comanda, e da allora seguo con dedizione l’attività di famiglia, ritagliandomi, quando posso, qualche piccola collaborazione ufficio stampa e pr da freelance. Le mie grandi passioni sono cavalli e barche a vela, che per me vogliono dire relax e libertà, anche se sono e rimango una ballerina, perché la danza e il palcoscenico, che insegnano sacrificio, dedizione e passione, rimangono dentro, a qualunque danzatore, per sempre. Sono moglie e mamma felice di due bambini piccoli. Da quando ci sono loro i miei post sono infarciti della loro presenza. La vita si è fatta più complicata ma è anche più piena, e io mi sento una privilegiata e una persona molto fortunata.

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