Riposi giornalieri: il papà può goderne anche se la mamma è mamma “full-time”

5 Aprile 2019Oriana Santarcangelo

“Carlo, no!” ormai è diventato un mantra, da quando ha imparato a gattonare e a scorrazzare per casa me lo ritrovo ovunque, pronto a combinarne di tutti i colori.

Devo ammettere, però, che ansie e a parte (gli incidenti domestici sono l’incubo di tutti), è davvero divertente vedere con quanta gioia affronta ogni scoperta ed è assolutamente divertente vedere quando, subito dopo ogni marachella, sfoggia con orgoglio il suo sorriso “ruffiano” a 4 denti! 

L’altro giorno, mentre mi arrovellavo nella scelta delle scarpine più adatte a poter avvolgere i suoi piedini immaginandomelo come Kevin Costner che cammina nelle sue “valleverde” con sottofondo “Take a walk on the wild side” di Lou Reed, squilla il mio telefono e dall’altra parte della cornetta mi saluta una cliente che avevo assistito in passato.

Avevo assistito questa cliente (che, per comodità e per rispettare la sua privacy, chiameremo Guendi, come la paperella con cui fa il bagno Carlo) in una causa di impugnativa di licenziamento dopo che l’azienda (furbetta!) aveva illegittimamente applicato una tipologia di licenziamento anziché un’altra. 

La causa ci aveva visto vittoriose e ora, dopo tempo, Guendi mi chiama per raccontarmi che sta per diventare mamma per la seconda volta e che, a questo giro, non avendo ancora trovato lavoro, vorrebbe avere chiare tutte le tutele che la legge le offre. 

In particolare, ciò che le interessa molto è la questione dei riposi giornalieri per il marito che, come tutti, soprattutto nella bella Milano, lavora troppe ore al giorno senza sosta (neanche a pranzo) e rincasa troppo tardi la sera. Vorrebbe, quindi, sapere se la legge gli dà diritto ad ottenere qualche ora di permesso.

La domanda: Guendi mi chiede, quindi, se il marito, futuro papà della loro bimba, lavoratore dipendente, ha diritto o meno a fruire del permesso giornaliero e se sì quando spetta e di quante sarebbe. Mi chiede anche se il fatto che lei, al momento, e quando nascerà la bambina, non risulta e non risulterà lavoratrice potrebbe, eventualmente, giocare o meno a loro sfavore. 

La mia risposta:gli articoli 39 e 40 del Testo Unico sulla maternità e paternità disciplinano i periodi di riposo (prima anche chiamati “periodi allattamento”) che spettano rispettivamente alla madre e al padre lavoratori. Occorre sin da subito precisare che la fruizione dei periodi di riposo tra padre e madre è alternativa e non concorrente nel senso che il padre potrà assentarsi dal lavoro – fruendo dei riposi giornalieri – solo qualora la madre non stia godendo di determinati periodi di sospensione dal lavoro.

Facciamo una rapida carrellata dei concetti principali in tema di riposi giornalieri dei genitori prima di affrontare il tema che interessa a Guendi.

Riposi giornalieri della madre:
la lavoratrice ha diritto di fruire – durante il primo anno di vita del bambino, o durante il primo anno di ingresso del bambino adottato/affidato nella famiglia – di due periodi di riposo (anche cumulabili tra loro) della durata di un’ora ciascuno con la possibilità di uscire dall’azienda, qualora abbia un contratto che preveda una giornata lavorativa superiore a 6 ore. Qualora invece l’orario di lavoro sia inferiore alle 6 ore quotidiane, il periodo di riposo sarà solamente di un’ora. La durata di detti periodi è ridotta della metà (quindi un riposo di un’ora nel caso in cui ne spettino due e un riposo di mezz’ora nel caso ne spetti una) quando la lavoratrice fruisca dell’asilo nido – o di un’altra struttura idonea – che sia istituito dal datore di lavoro nel contesto dell’unità produttiva o nelle sue immediate vicinanze.
Riposi giornalieri del padre:
fermo restando quanto detto sopra, il padre ha diritto a fruire dei permessi nei seguenti casi: (a) quando i figli sono stati affidati solo al padre; (b) in alternativa alla madre lavoratrice che non se ne avvalga (difatti il padre non può utilizzare i riposi nello stesso periodo in cui la madre fruisca del congedo di maternità/parentale per lo stesso bambino, mentre tale diritto sussiste nel caso in cui la madre fruisca del congedo per maternità e/o parentale per un nuovo nato); (c) nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente; (d) in caso di morte o di grave infermità della madre. Veniamo ora al dunque e cerchiamo di capire quali sono i diritti del padre e se è in diritto di poter ottenere dei permessi o riposi nel caso in cui la madre non lavori e quindi faccia la mamma a tempo pieno. A tal riguardo, l’INPS con la circolare n. 112 del 2009 (poi integrata con la circolare n. 119 del 2009) ha precisato che il padre lavoratore dipendente ha diritto a fruire dei riposi giornalieri nel caso in cui la madre non lavori. L’Inps ha, quindi, ha previsto una estensione di tale diritto dal momento che, prima del 2009 il padre poteva fruire dei riposi, come da lettera c) dell’articolo 40 TU, solo nei casi di madre lavoratrice autonoma e non nei casi di madre disoccupata.  Pertanto, il padre dipendente potrà godere dei permessi giornalieri, oltre che nelle ipotesi di cui alle precedenti lettere a), b) e d), anche nel caso in cui la madre del bambino non lavori affatto a prescindere dai casi di oggettiva impossibilità da parte della madre non lavoratrice di dedicarsi alla cura del neonato perché impegnata in altre attività (come ad esempio nel caso in cui debba sostenere accertamenti sanitari, partecipazione a pubblici concorsi, cure mediche ed altre simili).  Per quanto riguarda il “quando”, il diritto a poter fruire dei permessi giornalieri da parte del padre decorre a partire dal giorno successivo ai 3 mesi dopo il parto (ossia a partire dal quello che sarebbe stato il giorno successivo alla fine del periodo di astensione obbligatoria). In presenza, quindi, delle suddette condizioni, il padre dipendente può fruire dei riposi giornalieri nei limiti di due ore o di un’ora al giorno a seconda dell’orario giornaliero di lavoro (se superiore oppure inferiore a 6 ore di lavoro al giorno) entro il primo anno di vita del bambino (o entro il primo anno dall’ingresso in famiglia del minore adottato o affidato).

Conclusioni: il marito della mia cliente potrà, quindi, assentarsi dal lavoro fruendo del riposo giornaliero di due ore quando lo riterrà necessario.

Sapere che anche le istituzioni riconoscono l’impegno delle mamme full time è rincuorante. È chiaro, ci vorrebbero molti altri interventi legislativi per far sì che il lavoro di mamma a tempo pieno venga – anche “sulla carta” – ad essere equiparato ad un lavoro “contrattualizzato” ma la speranza è l’ultima a morire, dicono!

Alla prossima amiche!

Comments (1)

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    Massimiliano

    11 Aprile 2019 at 20:45

    Salve, una domanda: ho letto di una sentenza del 2017 che indicherebbe la possibilità per il padre di usufruire del riposo per allattamento in caso di madre casalinga, solo quando questa é impossibilitata al completo accudimento del bambino e fornendo la documentazione necessaria a dimostrarlo.
    Qual’é la verità dunque?
    Grazie per l’attenzione.

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