UNA CHIACCHIERATA CON LA DOTTORESSA PATRIZIA GRITTI, SPECIALISTA IN GINECOLOGIA

Questa volta inizierei con una citazione tratta da uno dei più importanti “scritti” posti a fondamento della nostra società.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, articolo 21 della nostra Costituzione.

Dopo aver pubblicato l’articolo sul “nuovo” congedo di maternità obbligatoria il pubblico di voi lettori si è letteralmente “spaccato a metà”: ho ricevuto tanti e tanti commenti tanto favorevoli quanto contrari (alcuni si definivano anche indignati nei confronti di una legge che hanno definito “mercificatoria” della donna).

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Leggendo quanto da voi commentato non ho potuto fare a meno di mettermi nei panni di tutti per cercare di interpretare i pensieri di tutti (soprattutto di chi mi ha fornito una visione diversa rispetto a quella che mi ero creata).

È proprio per questo motivo che ho pensato che, nel marasma che sta dilagando ultimamente (e nella rabbia che muove i più), sarebbe stato utile dare la parola a chi si prodiga tutti i giorni per la salute delle donne gravide e dei nascituri, a chi ha fatto della gravidanza il suo motto di vita.
Con questa idea ho voluto fortemente un incontro con la Dottoressa Patrizia Gritti specialista in ostetricia e ginecologia a Milano per avere un parere medico riguardo la tanto dibattuta maternità obbligatoria e per sapere se il pancione del nono mese è incompatibile o meno con il lavoro.

Mamma da Legale: “Buongiorno Dottoressa, la prima domanda riguarda proprio il cuore della modifica introdotta dalla legge di bilancio 2019 in tema di maternità obbligatoria. Come sa, la popolazione si è nettamente divisa tra coloro che sono a favore e coloro che demonizzano tale possibilità considerandola pericolosa nei confronti delle gestanti e dei nascituri. Da medico, ritiene che rinunciare al congedo di maternità prima del parto sia pericoloso per la madre o/e per il bambino?”

Dott.ssa Gritti: “Da medico, ti dico che anche noi siamo divisi sul giudizio da dare per le novità del 2019. Ho colleghi molto arrabbiati che vedono una forma di sfruttamento sul corpo della donna, altri sono arrabbiati perché, nel caso in cui la mamma decida di godere del congedo di maternità solo nel periodo successivo al parto, è compito del ginecologo certificare  nel 6° mese di gestazione che non ci saranno problematiche e/o rischi per la mamma e per il nascituro e, purtroppo, questo è impossibile dal punto medico perché è impossibile prevedere a priori il presentarsi di possibili patologie. Questo perché le patologie più severe sono proprio tipiche del terzo trimestre di gravidanza e, sfortunatamente, sono poco (o addirittura per nulla) prevedibili. Pertanto, quindi, il timore di molti dei miei colleghi è che dare il nulla osta per svolgere il proprio lavoro fino al nono mese di gravidanza potrebbe far aprire un discorso in tema di responsabilità medico legale enorme (soprattutto in questo periodo ancora molto confuso in cui vi è una legge – c. Legge Gelli – che è senza decreti attuativi ma non mi dilungo sul tema). Tuttavia, in contrapposizione a queste riflessioni c’è il parere di chi, medico, donna e mamma (come me) o lavoratrice che ha provato sulla propria pancia (come te) è molto felice di questa opportunità legislativa perché il rapporto mamma-bambino non può esaurirsi – per necessità di lavoro o economico – in 3 mesi (quelli concessi dalla “vecchia” maternità obbligatoria); buona parte del rapporto mamma-figlio si costruisce proprio nel primo anno di vita del bambino e sarà questo rapporto a condizionare la sua vita e il suo essere parte di una famiglia, di quella specifica famiglia”

MdL: “Dottoressa, ritiene che ci siano dei lavori che sono più “a rischio” rispetto ad altri?”

Dott.ssa Gritti: “Certo, ad esempio lavori più rischiosi di altri possono essere tutti quelli in cui al corpo è richiesto tanto in senso fisico. In tale caso, però, le mansioni di queste lavoratrici (penso, ad esempio, a quelle che hanno a che fare con rischi chimici o infettivi) vengono già modificate al momento del primo certificato di gravidanza portato al datore di lavoro. Certo è che comunque, a prescindere dalla rischiosità o meno di un lavoro o di un altro, più in generale, un viaggio di un’ora su mezzi scomodi o affollati nella stagione invernale con rischio di contrarre virus o batteri nel tragitto verso un lavoro  (per quanto quest’ultimo possa essere magari semplice e riposante) non è da trascurare! Tuttavia, io credo che una donna capisca i segnali del proprio corpo, se istruita a farlo e se motivata a farlo, e che, quindi, riesca, lei stessa, a decidere  quello che possa fare oppure no. Poi in caso di problemi – anche piccoli – è sempre possibile avere dal Curante – cioè dal medico della mutua – un periodo di riposo (n.b. in tal caso, però, l’unica differenza è che l’ASL o l’AST potrà effettuare dei controlli nelle fasce orarie di legge che, invece, con il congedo di maternità non devono essere effettuati)”

MdL: “Ritiene che lavorare fino al nono mese di gravidanza, con lo stress che talvolta ne deriva, possa avere delle ripercussioni sulla modalità del parto (perché magari si arriva più stressati) oppure possa condizionare lo stato psicofisico della futura mamma contribuendo al presentarsi della depressione post partum? 

Dott.ssa Gritti: “Gli effetti del cosiddetto “stress” sul parto non sono mai stati dimostrati con evidenza scientifica. Lo stress è responsabile di mille altri rischi ma non è stata mai dimostrata una diretta correlazione con situazioni di rischio relativamente al parto in sé o relativamente al periodo post partum (soprattutto in società “del primo mondo”come è oggi giorno la nostra). Discorso diverso poteva e può essere fatto in tempi di guerra, carestie, popolazioni in precarie condizioni di vita e\o di alimentazione e\o di salute. Quindi, a mio parere, molto va personalizzato e adattato al caso specifico (ed è proprio qui che sta la difficoltà della legge che deve unificare e semplificare). Per esempio, è stato dimostrato che una donna col diabete in gravidanza correrà dei rischi diversi  in base al sovrapporsi di obesità, ipertensione. familiarità, crescita e posizione del bimbo in utero, ma anche in base alla posizione e alle caratteristiche della placenta in quel singolo caso.

MdL: “Un’ultima domanda. Di frequente, per particolari condizioni della gestante o del nascituro non è concesso alle future mamme di scegliere quando richiedere il congedo di maternità essendo queste ultime obbligate al riposo forzato e ad optare, quindi, per la maternità anticipata. A questo proposito quando una gravidanza può definirsi “a rischio”?

Dott.ssa Gritti: “Purtroppo a questa domanda è difficile rispondere, così, in astratto. Lo specialista, infatti, deve, in scienza e coscienza (frase che i medici usano di frequente e che a me piace molto) visitare ogni donna ed esprimere una propria valutazione che sarà relativa a quel giorno, a quella donna in particolare e mediata dalla sua cultura scientifica, dalla sua esperienza e dalla sua sensibilità umana. Mi dispiace ma è molto difficile avere criteri inclusivi o esclusivi standard!

Poi, permettimi una polemica politica ..se per regolamento nel pubblico le visite ostetriche devono avere un tempo obbligato massimo che a volte è di soli 15 minuti, questi alle volte non sono sufficienti per la cura della gestante a 360°, la quale, una volta uscita dalla porta dell’ambulatorio, è di nuovo sola col suo bimbo in pancia a difendersi e a difendere chi è debole.”

MdL: “Dottoressa, ringraziandola per la disponibilità, per la professionalità e per la sincerità, Le chiederei un’ultima riflessione, “di pancia” (n.d.r. calza a pennello!), su quella che è la riforma legislativa”

Dott.ssa Gritti: “Come avrai capito, io sono per la libertà della donna di decidere, come ha sempre fatto nei secoli, con la forza e la sensibilità che ha da sempre  – molto più dei maschi-.

Alla prossima, amiche!

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