Maternità obbligatoria, le ultime novità post legge di bilancio 2019

18 Gennaio 2019Oriana Santarcangelo

Ci sono dei momenti nella vita in cui ci si sente di essere talmente tanto pieni di energia da poter muovere le montagne, dicono.

Beh, dopo aver avuto il pancione con me per 9 lunghi mesi, posso dirvi che ne ho avuto le prove! Ricordo di aver avuto talmente tanta energia soprattutto negli ultimi mesi di gravidanza da sentirmi in grado di fare di tutto fino a riuscire a rivoluzionare una casa intera (mi sono felicemente scoperta arredatrice d’interni, manovale, aggiustatutto). Ogni sera mio marito tornava a casa e, nelle stanze, tra gli arredi c’era sempre una novità.

Ricordo perfettamente che proprio la mattina del giorno in cui, poi, sarebbe nato  Carlo, ero all’Ikea e, tra una contrazione e l’altra (con conseguente respirazione di gruppo diretta da mia madre e aiutata dai passanti) sono riuscita a comprare l’ennesima cassettiera, poi alle 15 di pomeriggio le contrazioni si sono intensificate e sono corsa in ospedale!

Don’t stop me now” cantavano i Queen e la mia personale esperienza mi ha fatta sentire, durante la gravidanza, invincibile nonostante i (molteplici) chili in più, miei e del “piccolo” (già nella pancia sfiorava i 4 kg), nonostante la mia pancia assomigliasse ad un pallone aerostatico (la domanda più frequente era “che bello, ma sono due?”).

Così anche a lavoro, proprio supportata da questa sensazione di forza e benessere, avevo chiesto di poter lavorare fino al nono mese (non avendo nel mio settore tutele e, quindi, “regole” a riguardo è tutto demandato al libero accordo frale parti) in modo da poter sfruttare i mesi di maternità concordati (i 5 canonici) dopo la nascita di Carlo, non avendo né mamma né suocera qui con noi.

Ora, io avevo la sfortuna/fortuna di poter “contrattare” con i miei superiori, ma ho pensato a quante mamme, nelle mie stesse condizioni, avrebbero voluto poter sfruttare – come me – il congedo di maternità esclusivamente nel post partum e quante (per legge) non ne hanno avuto la possibilità.

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La domanda: Così come me anche una cara mia vicina di casa impiegata in un’autoscuola, appena in attesa del suo secondo figlio, vorrebbe poter ottenere l’esonero obbligatorio dal lavoro esclusivamente nei mesi successivi al parto essendo da sola, a Milano, a dover gestire i suoi due bambini.

La mia risposta: Oggi questa possibilità esiste ed è stata delineata con la nuova legge di bilancio.

Oggi se una mamma lavoratrice vuole scegliere di lavorare fino al nono mese e, così, di poter usufruire del congedo di maternità direttamente una volta nato il bambino può farlo a condizione inderogabile che il medico ginecologo specialista del Servizio Sanitario Nazionale – o con esso convenzionato – certifichi che tale scelta non arrechi alcun tipo di pericolo o di pregiudizio per la salute tanto della madre quanto del bambino.

Certo è che la conditio sine qua non senza la quale non è (come è giusto che sia) possibile richiedere il “nuovo congedo” è che lo stato di salute della gestante e del nascituro siano in perfette condizioni e, cosa altrettanto essenziale, che tale stato di salute sia obbligatoriamente e ampiamente certificato dal medico specialista, ciò per evitare eventuali (e altamente dannosi) abusi tanto da parte delle madri quanto, soprattutto, da parte dei datori di lavoro.

Conclusioni: La mia vicina di casa, essendo appena all’inizio della gravidanza, dovrà attendere ancora una lunga trafila di analisi e controlli medici per avere la certezza dello stato di salute suo e del suo bambino ma, augurandole e immaginando che tutto procederà a gonfie vele, qualora il ginecologo attesti che la prosecuzione del lavoro non arreca alcun pregiudizio per la mia amica e per il suo bambino potrà richiedere al suo datore di lavoro l’astensione dal lavoro una volta giunta al nono mese di gravidanza (agevolata anche dal fatto che l’autoscuola presso cui lavora è proprio al portone accanto a quello del nostro condominio).

In linea di massima non è compito dei giuristi esprimere valutazioni di tipo politico sulle norme. La mia personale sensazione è che quanto disposto in tema di astensione obbligatoria dal lavoro nel caso della maternità rappresenti un passo in avanti per noi donne. Mi sembra, infatti, una buona opportunità avere la possibilità di scegliere quando poterci allontanare dal nostro lavoro per dedicarci al nostro bambino (che arriverà o che è già arrivato), mi sembra poi che la legge preveda buoni rimedi contro gli inevitabili abusi.

Resta inteso che qualunque passo avanti dal punto di vista legislativo deve sempre aver come proprio fondamento il principio cardine che, tanto la nostra Costituzione, all’articolo 37, quanto il codice civile, all’articolo 2110 prevedono, ovverossia un’adeguata protezione della madre e del bambino.

Alla prossima, amiche!

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