Il lato oscuro dei social network

1 Maggio 2016Frenci Bello

In questi giorni riflettevo sull’importanza dei social network, e su quanto spesso questi abbiano un vero e proprio lato oscuro, fatto di commenti negativi, spesso dettati dall’invidia, dalla mancanza di rispetto e soprattutto da quella libertà-di-poter-dire-tutto-quello-che-passa-per-la-testa. Facevo questa riflessione, perché ho letto un messaggio su Instagram di Chiara Ferragni, che a quanto pare non sta passando un bel periodo, anche se da fuori la sua vita sembra tutta “rose e fiori”.

Fino a qualche anno fa, mi sembrava tutto più semplice, almeno sui social network. Insomma c’era un bel quieto vivere, fatto di persone e non “seguaci“, di apprezzamenti e non commenti negativi, su quanto una sia troppo magra, grassa, sfigata, bassa o tarchiata.

Insomma agli albori di quel mondo che ora è “sommerso” da influencer, wannabe e tanti altri personaggi bizzarri.

O forse mi sbaglio?

Il mondo in cui viviamo mi sembra così superficiale, dove i panni sporchi vanno “lavati” su una bacheca di Facebook per ottenere qualche like.

Ma davvero, l’essere umano è così ossessionato dall’avere sempre visibilità?

Ma soprattutto siamo obbligati a dover raccontare ogni istante della nostra vita?

Posso capire un lieto evento, come la nascita di un figlio, ma al contrario dobbiamo per forza mettere la foto di un nostro caro che non c’è più per ricevere qualche commento da perfetti sconosciuti?

Tutti questi comportamenti da “tutti amici di tutti” ma poi pronti a “metterla in quel posto“, davvero mi lasciano senza parole, o meglio perché devo prendermela tanto per questioni così futili?

Mi sembra che il mondo stia andando al contrario, assistiamo continuamente ad una sovraesposizione di emozioni, neonati, neo mamme che non perdono un secondo per condividere il primo dentino saltato o la prima cacchina nel vasino.

Non voglio essere ipocrita, sono la prima a raccontare momenti della mia vita su alcuni social, però tendo sempre a raccontare la parte migliore, non mi passa neppure per la testa di taggarmi al Pronto Soccorso o quando sono distesa a fare l’ennesima Risonanza Magnetica, insomma, racconto quello che mi piace della mia vita e del mio lavoro e che “condivido” con piacere con le mie amiche e persone più care.

Quello che davvero non capisco è l’esigenza di andare alla ricerca della compassione degli altri all’interno di un social network, vi capita mai di pensare la stessa cosa?

Penso che a volte ci facciamo prendere troppo la mano, siamo così lobotomizzati al punto tale da perdere il senso delle cose, delle amicizie, dei rapporti umani, quelli veri, fatti di telefonate chilometriche, sorprese e gesti che ormai sembrano così lontani dal mondo in cui viviamo.

Quando è stata l’ultima volta che avete scritto una lettera a mano? Ecco.

Almeno per una volta vorrei che si tornasse al mondo di “prima” quello in cui non si era ossessionati dalle mail, dai whatApp, dai “ha letto ma non mi ha risposto“, insomma da quella sensazione di essere un medico chirurgo pronto e disponibile 24 ore su 24.

Se ci fermassimo solo un attimo a riflettere, saremmo meno ansiosi, ossessionati dal dover dimostrare qualcosa a qualcuno, dall’esserci sempre, dall’apparire belli e simpatici anche quando abbiamo le palle girate, da potersi godere un tramonto senza avere l’ansia di doverlo pubblicare su Instagram, insomma dal vivere un momento senza per forza avere uno smartphone in mano, dal guardare un concerto abbracciati al proprio fidanzato senza quel braccio alzato a fare un video interminabile per giunta mosso solo per dire “ehi io c’ero”.

In conclusione, penso che nella vita reale abbiamo già i nostri problemi da affrontare, paure e sfide che ogni giorno ci mettono alla prova, quindi ha davvero senso trovarci in un mondo “digitale” pieno di odio, cattiverie gratuite e “presunti amici” che aspettano solo un nostro passo falso per criticarci?

Davvero ci piace vivere come il protagonista del Truman Show?

« In onda. Senza saperlo. »

 

oscuro

Comments (5)

  • Avatar

    michelotta

    2 Maggio 2016 at 10:47

    Sono le stesse considerazioni che da tempo mi faccio anch’io. Riprendendo una terminologia tratta da un’editoriale di DM, tutto questo di cui hai raccontato sopra, io lo classifico come #personalbrandingselvaggio
    e se ne può parlare…

  • Avatar

    Tamara

    1 Maggio 2017 at 17:20

    Quoto ogni singola parola. La quantità di egocentrismo che si trova sui social è al limite dell’imbarazzante, oltre ad essere un controsenso. Un luogo nato per condividere e socializzare è diventato quanto di più egoriferito si possa trovare.

    1. Frenci Bello

      Frenci

      1 Maggio 2017 at 19:39

      Grazie mi fa molto piacere!

  • Avatar

    Ludovica

    1 Maggio 2017 at 19:27

    Io ho condiviso ogni momento della malattia di mio padre e anche la sua morte su fb e non penso proprio di averlo fatto per ricevere un Like. L’ho fatto perché ognuno affronta il dolore a modo suo e l’unico modo che conosco io per sopportare il (mio) dolore è condividerlo con le persone. Anzi, questo è servito anche ad altri (mia madre e mio fratello in primis, ma anche mio padre finché è stato con noi) per iniziare a buttar fuori anche il loro dolore. Alla fine ho fatto proprio quello che auspichi tu: non ho fatto finta che la mia vita fosse rose e fiori ma ho vissuto ogni istante per come veniva. Un grande abbraccio!

    1. Frenci Bello

      Frenci

      1 Maggio 2017 at 19:39

      Ciao Ludo, grazie per il tuo commento l’ho molto apprezzato. Un abbraccio a te 🙂

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