Come gestire la gravidanza della baby sitter

22 Febbraio 2019Oriana Santarcangelo

Guardo Carlo giocare, tra i tanti giochini sonori, colorati e interattivi ciò che carpisce sempre la sua attenzione più di tutti sono, nella sua cesta dei tesori, oltre a Nino il cavalluccio ed a Pippo il draghetto, le bottiglie di plastica.

Ebbene sì, ha una predilezione per le due bottigline di plastica che un giorno gli sono capitate a tiro (dopo essere state disinfettate e messe insicurezza, eh!). Lo guardo e mi meraviglia sempre l’attenzione e la concentrazione che mette nei piccoli minuziosi gesti che per lui sembrano essere grandi imprese!

Mi intenerisce ogni volta in cui alza lo sguardo cercando il mio, così come, ogni volta in cui esco dal suo raggio d’azione, si sporge alla ricerca della sua mamma. È così dolce e tenero pensare quanto un neonato/lattante/bambino sia così disarmato da essere totalmente dipendente – materialmente e affettivamente parlando – dal proprio genitore per il quale “protezione” sarà la parola d’ordine.
Ha sempre avuto per me un altro sapore e significato ma, se mi fermo a pensare al legame che mi tiene stretta a Carlo, mi riecheggia nella mente la canzone “Ovunque proteggi”, poesia di Vinicio Capossela.

I punti di riferimento di un bambino (fino ad una certa età) potrebbero esaurirsi nei suoi genitori. In realtà, se si osservano con attenzione, i bambini sono molto meno elementari di quello che si potrebbe pensare e il loro piccolo bagaglio emotivo ci porta a capire quanto possano essere per loro fondamentali gli affetti che li coccolano più da vicino. I nonni, da molti definiti patrimonio dell’umanità, ad esempio! Purtroppo tutti i nonni di Carlo vivono lontani da noi e, con estremo dolore, Carlo non ha la fortuna di vederli quotidianamente (se non attraverso lo schermo di un telefono) ma si impegnano a sopperire alla distanza con frequenti e lunghi soggiorni colmi d’amore.

Nella vita di Carlo, però, c’è una tata, una super tata! La nostra tata ha suppergiù l’età delle nonne e con la sua gentilezza, pacatezza, pazienza e amore è riuscita, in poco tempo, ad avere un pezzettino del cuoricino di Carlo e Carlo ha rubato il suo!

Ero proprio con lei e con Carlo qualche giorno fa al parco – entusiaste di questa primavera in anticipo – quando sulla panchina accanto alla nostra abbiamo iniziato a chiacchierare con le nostre vicine di panchina: una mamma che stava cantando una filastrocca al suo bambino e, accanto, una donna sulla trentina che, dopo, abbiamo scoperto essere la tata del bambino. Dopo un po’ di chiacchiere ci hanno raccontato che nei mesi a venire probabilmente non avremmo rivisto la tata perché era incinta del suo bambino. Ho scorto negli occhi della mamma sia una grande felicità che, al contempo, una certa preoccupazione. Così dopo averle salutate mi sono fermata a pensare a quanta gioia deve provare la tata nell’aspettare un bimbo tutto suo e, al contempo, allo smarrimento e ai dubbi della mamma che, invece, dovrà capire cosa e come fare quando la baby sitter dovrà assentarsi.

La domanda: la baby sitter che si prende cura del bambino della mamma canterina scopre di essere incita. Come regolare il rapporto di lavoro? Quanti mesi di congedo le spettano? In capo a chi è l’onere di pagare la tata incinta?

La mia risposta: è pacifico che la baby sitter in gravidanza non potrà essere licenziata (se non per mancanze gravi che non consentono la prosecuzione del rapporto) durante: (a) i due mesi precedenti la data presunta del parto; (b) il periodo che va dalla data presunta a quella effettiva del parto; (c) i tre mesi successivi al parto. Congedo di maternità: La lavoratrice domestica incinta deve astenersi dal lavoro continuando a percepire un’indennità sostitutiva della retribuzione. Inoltre, nel periodo di astensione obbligatoria la futura mamma ha diritto a conservare il posto di lavoro. Nel dettaglio, anche per le lavoratrici domestiche il congedo di maternità ha una durata obbligatoria di 5 mesi, dei quali si può usufruire in due diverse modalità:

  • nei 2 mesi precedenti al parto e nei 3 successivi;
  • nell’ultimo mese precedente al parto e nei 4 successivi.

La nuova disposizione sulla flessibilità dell’astensione obbligatoria consente alla lavoratrice domestica (dietro certificazione medica) di ritardare il periodo di assenza obbligatoria fino ad un mese prima della data presunta del parto e fino a quattro mesi dopo la nascita del bambino. Una volta terminato il periodo dei cinque mesi di maternità (o di più se la gravidanza è a rischio), la baby sitter deve tornare al lavoro.

Le lavoratrici domestiche infatti, al contrario delle lavoratrici in altri settori, non hanno diritto al congedo parentale. Inoltre, qualora il parto avvenga prima della data presunta la lavoratrice potrà beneficiare dei giorni di congedo non goduti in aggiunta a quelli previsti successivamente al parto, anche qualora la somma dia un risultato superiore ai 5 mesi. Se invece il parto avviene oltre alla data presunta, il congedo di maternità copre anche il periodo intercorrente tra quest’ultima e la data effettiva del parto.

Chi paga la baby sitter in congedo di maternità?
Come detto prima, la baby sitter in gravidanza ha pieno diritto a mantenere il posto di lavoro, a godere di alcuni mesi di congedo e – se ha accumulato abbastanza contributi – a ricevere un’indennità di maternità. Occorre precisare che l’indennità di maternità verrà pagata direttamente dall’INPS. Inoltre sarà direttamente la baby sitter a comunicare all’INPS il suo stato di gravidanza e a formulare la relativa domanda di indennità di maternità – la mamma/datrice di lavoro quindi non dovrà occuparsi di nessuna pratica amministrativa-. Sarà quindi l’INPS a pagare mamma/baby sitter. Di contro, però, la mamma/datrice dovrà comunque emettere la busta paga da consegnare alla mamma/baby sitter – che continuerà a maturare l’anzianità lavorativa anche in maternità – ma all’interno della quale dovrà conteggiare ed accantonare il rateo solo per alcune voci di retribuzione (ad esempio per t.f.r.; tredicesima etc.).

Conclusioni: riepilogando, la baby sitter incinta (1) non potrà essere licenziata (se non in casi particolari); (2) dovrà usufruire del congedo di maternità obbligatoria – ma non facoltativa – (3) sarà pagata dall’INPS tramite l’erogazione della relativa indennità. Queste sono alcune domande che mi sono balenate nell’istante in cui, dopo aver visto gioire la mamma canterina e la baby sitter per la gravidanza di quest’ultima, ho colto una lieve nota di dispiacere negli occhi della mamma canterina che, magari, avrebbe mille altre domande e dubbi a riguardo che, però, faccio un po’ fatica ad immaginare non trovandomi nella sua situazione. Un fatto è certo e cioè che, tralasciando per un attimo tutte le questioni legali legate alla annosa tematica trattata, restano tutte le paure e i dubbi legati al senso di “abbandono” che la mamma canterina e il suo bimbo dovranno affrontare nei mesi di assenza della loro super baby sitter. Per quanto, formalmente, la baby sitter sia – spesso – una persona estranea alla famiglia, nei fatti diventa un membro della famiglia che, passo dopo passo, condivide gioie e dolori della quotidianità e “sente” e si emoziona per ogni piccolo progresso dei cuccioli che con pazienza accudisce insieme ai genitori.

Alla prossima amiche!

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