Fratelli: amore, gelosia e strategie di sopravvivenza

28 Gennaio 2019Lucia Massarotti

Il secondo figlio. Ci si pensa, si sogna, si immagina. “Non vogliamo lasciare il primogenito figlio unico” ci siamo sempre detti “se sarà possibile”.
E poi arriva il momento buono. Il test di gravidanza è positivo. È in arrivo un fratellino o una sorellina. La gioia di mamma e papà è immensa. Un nuovo pulcino nel nido. I nonni sono commossi.

E il fratello- o la sorella- maggiore? Sarà felice? Ma soprattutto, sarà geloso?Una delle prime domande che ronzano nella testa di una mamma bis è proprio quella sulla gelosia.
Alzi la mano chi non ha passato la seconda gravidanza a scacciare, cercare di accettare, far pace con questo tarlo; chi non ce l’ha messa tutta per raccontare a se stessa che sarebbe andato tutto bene, che la gelosia non avrebbe bussato alla porta; chi non ha fatto i conti con il senso di colpa che sentiva pungere ogni volta che vedeva il musetto un po’ imbronciato del primogenito.

Se poi la mamma è anche figlia unica, completamente avulsa dalle dinamiche che scattano tra fratelli, la frittata di cuore è fatta. E allora bisogna al più presto fare ordine. Nei pensieri e nelle emozioni. Perché l’avventura di essere genitori di due, o più bambini, è talmente magica che sarebbe davvero un peccato rovinarla con fatiche inutili.

Non ci sono ricette da dare, per fortuna. Per fortuna perché ogni mamma e ogni papà, che sappiano tenere il cuore ben aperto e le antenne belle dritte, troveranno il modo giusto per stare in equilibrio con i loro bambini. 
Alcune cose si imparano sul campo, si fanno esperimenti, si fa squadra tra mamma e papà, si chiacchiera con le amiche, ci si confronta con il proprio pediatra, si leggono libri.
Io vi racconto quello che porto con me, quello che mi ha aiutato nei momenti più complicati, o in cui mi sono ritrovata nei momenti più sereni. 

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Chissà che non possa essere un piccolo spunto di riflessione per mettere a punto le vostre piccole e grandi strategie di sopravvivenza.

. Accettare.

Ho imparato che anche quella della gelosia è una fase. Come le coliche, come il mal di denti quando spuntano, come i capricci. E come tale arriva e se ne va. O comunque si attenua, prende nuove forme. Ho scoperto però che la prima cosa che noi genitori possiamo, anzi dobbiamo, fare è accettarla. Senza accettazione non si va da nessuna parte. Solo se noi per primi accetteremo che, con grande probabilità, i nostri bambini saranno gelosi li aiuteremo davvero a vivere questo passaggio come una naturale stagione della vita. 
Inutile quindi negare, minimizzare o, peggio ancora, enfatizzare. Serve a poco anche mettere in campo strategie varie ed eventuali decise a tavolino. Meglio mettersi in ascolto, coltivare l’empatia, navigare a vista seguendo i segnali che i nostri figli ci mandano, accogliere, abbracciare, coccolare, aiutare a capire. Senza dimenticarci mai che anche i “maggiori” sono bambini, a volte ancora piccoli, e noi siamo la loro sponda, il loro argine. 

. Aiutare a capire. 

Quando la famiglia si allarga tutto cambia. E’ una rivoluzione per noi, figuriamoci per i più piccoli. Il mondo del nostro primogenito cambia completamente. Vietato quindi dire “per te non cambierà niente”, sarebbe una crudele presa in giro. 
I nostri bambini sono piccoli, mica stupidi. Piuttosto aiutiamoli a comprendere, ad accettare e accogliere il cambiamento. Siamo qui per questo. Se lavoreremo bene e ci prenderemo tutto il tempo che serve, forse il grande capirà che il fratello, o la sorella, è il regalo più grande che la vita potesse fargli.
Prepariamoci tutti insieme al nuovo arrivo in famiglia, coinvolgiamo il primogenito, senza esagerare, nella preparazione della stanza, del necessario per il piccolo, compriamo insieme un regalino di benvenuto.
Aspettiamoci, comunque, qualche momento di difficoltà, qualche regressione, maggiori richieste di attenzioni, il tutto accompagnato da slanci di grande affetto verso il nuovo arrivato, magari un po’ goffi e maldestri, in un mix di gioia, amore, tenerezza, curiosità, gelosia, fastidio. 

. Parlare, parlare, parlare. 

Succederà, forse, che il primogenito abbia qualche momento di crisi. Capiterà, probabilmente, che richieda attenzioni con un capriccio in più. Non riuscirà, se non ha l’età per farlo, a spiegare il perché di quelle richieste. Piano piano aiutiamolo a tirare fuori la gelosia, facciamo spazio ai suoi sentimenti. Proviamo a spiegargli che non c’è nulla di sbagliato in quello che prova, ma che non è quello il modo per esprimere le sue sensazioni.
Abbracciamolo, teniamolo vicino. Cerchiamo sempre di accogliere ogni reazione, senza mai far sentire il nostro bambino sbagliato o inadeguato. Qualche volta è difficile, soprattutto quando sale la tensione che si mescola alla nostra inevitabile stanchezza, ma impegniamoci per provarci sempre. Con il tempo e con pazienza capiterà il grande riesca a dire che è nervoso perché il piccolo piange troppo o che è infastidito dal fatto che mamma o papà abbiano in braccio il nuovo arrivato. Un risultato prezioso per la sua crescita e per la buona costruzione della loro storia di fratelli.

. Coinvolgere ma non troppo.

Quando la mamma torna a casa con il neonato inevitabilmente la routine quotidiana cambia. Per tutti, anche per il fratello o la sorella maggiore. Coinvolgiamo il “grande” nelle piccole attività in cui è in grado di aiutarci, considerata la sua età. Teniamocelo vicino, ma senza forzare la mano. Se andiamo a cambiare il pannolino o a fare il bagno al bebè chiediamo sempre al fratello o alla sorella se vogliono venire con noi, ma non insistiamo se preferiscono fare un disegno o guardare un cartone animato. Incoraggiamo piuttosto questi piccoli, grandi, momenti di autonomia. Lasciamo le porte aperte e teniamoci a portata d’orecchio, facciamogli sentire che ci siamo, che se ha bisogno ci trova nella stanza accanto, ma regaliamogli quel pezzetto di indipendenza.

. Tempo esclusivo e tempo condiviso.

“Quando nascerà il piccolo si dedichi soprattutto al grande” si raccomandava il pediatra mentre aspettavo il secondo bambino. “Si faccia aiutare dalle nonne o da una persona di fiducia con il bebè e dia molte attenzioni al fratello” concludeva.

“Occupati del grande” rincaravano la dose le mie amiche, già mamme bis “sarà quello che ne avrà più bisogno”. “Ritagliatevi alcuni momenti esclusivi, voi due da soli” suggerivano “E altrettanto è bene che faccia il papà”.

E’ difficile da immaginare finché non si vive quel momento, ma spesso il più grande dei nostri figli ha bisogno di tempo, cura e attenzioni tanto quanto il più piccolo. A volte forse di più. 

E allora bisogna diventare equilibristi sul filo del tempo da dedicare a uno e all’altro, insieme e separati. Dare a tutti senza togliere a nessuno. Possibilmente senza dimenticarci troppo di noi stesse e del nostro compagno di vita. Tenendo conto del sacrosanto diritto del bebè di stare appiccicato alla sua mamma e della mamma di godersi il piccolo, senza rinunciare ai momenti speciali con il grande. Mica poco.

Dipende sempre da come è organizzata la vita della famiglia, dagli aiuti sui quali si può contare, dall’età dei bambini, dalla possibilità che il “grande” frequenti o meno l’asilo e dal gioco di squadra tra mamma e papà, ma ci sono piccoli e grandi momenti speciali che tutti riusciremo più o meno a garantire. Basta poco.

Per esempio accompagnare o andare a prendere il grande all’asilo da soli, senza il fratellino o la sorellina, così da potergli dedicare tutta la nostra attenzione, ascoltare i suoi racconti, passeggiare mano nella manina; portiamolo, se possibile, qualche volta a fare uno sport da soli in modo che quello diventi un momento solo per lui; approfittiamo dei pisolini del fratellino o della sorellina per fare un gioco, un puzzle o un disegno da soli con il nostro primogenito; diamo spazio ai momenti da solo con il papà in cui magari fare “cose da grandi” come andare alle giostre, in piscina, a pattinare, a giocare a calcio.

Coltiviamo anche i momenti condivisi. All’inizio sono senza dubbio i più faticosi, ma poi sono quelli che riempiono davvero il cuore di noi genitori e permettono ai fratelli di gettare le basi per un’alleanza che- speriamo- sarà per la vita.

Se una mamma si trova sola nelle fatidiche ore dei bagni, cene e messa a nanna è bene che metta a punto la sua personalissima strategia e che faccia tesoro di quelle ore. A volte sarà dura, magari durissima. Ma riuscirà sempre a lavarli, a far mangiare entrambi e ad addormentarli. Non guardate l’orologio e non fatevi spaventare dalla routine che cambia.

Tra una favola letta al grande mentre si passeggia nella stanza per far passare le coliche al piccolo, una ninna nanna sussurrata tenendo una mano ad uno e una manina all’altro e una cucchiaiata di pappa a uno e una all’altro (sì perché state certe che se anche il grande mangia benissimo da solo spesso vorrà di nuovo essere imboccato), metterete in fila i giorni e le settimane, crescerete tutti insieme. E una sera, l’improvviso, li scoprirete a ridere insieme. Ecco, sarà proprio lì, in quella risata d’argento, in cui vedrete la nascita di un amore meraviglioso che vi commuoverà fino alle lacrime e farà sparire ogni vostra fatica. 

. Non pensateci troppo.

Last but least non bisogna pensarci troppo, non bisogna pensarci sempre.  Meglio vivere momento per momento. Senza fretta. Ogni giorno sarà diverso dall’altro. Si farà un passo avanti e due indietro. Ognuno ha bisogno del suo tempo per adattarsi alla nuova situazione. E’ inutilmente faticoso cercare una strategia che tenga, non funzionerebbe e sarebbe uno spreco di energia di cui, invece, abbiamo bisogno. Nel momento in cui lasceremo un po’ andare tutto troverà un equilibrio. 

Provare per credere.

E voi, genitori di due, tre, quattro (sì, i super eroi esistono davvero!) figli che strategie di sopravvivenza avete adottato?

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