Proprio negli ultimi giorni è stata “sganciata la bomba” bonus baby sitter, ci sono state informazioni contrastanti, smentite pubbliche del Vicepresidente del Consiglio che, però, cozzano con i comunicati ufficiali da parte dell’Ente previdenziale interessato, ma la principale domanda resta una: la legge di bilancio approvata nel 2019 ha prorogato oppure no il cosiddetto bonus baby sitter? Potremo, quindi, fruirne?

Iniziamo con il capire cosa è il bonus baby sitter

Il bonus baby sitter è stato elargito per la prima volta nel 2013 e, fino al 2018, è stato un contributo a sostegno delle famiglie, in pratica consisteva in un contributo economico che le mamme – che, una volta terminato il periodo di maternità obbligatoria, decidevano di non usufruire del congedo parentale – potevano utilizzare per pagare la baby sitter oppure l’asilo nido, pubblico o privato convenzionato. L’importo massimo per il bonus in questione era pari a 600 euro mensili (da ricalcolare in caso di part-time) ed era erogato per un periodo massimo di sei mesi (tre mesi per le lavoratrici autonome), divisibile solo per frazioni mensili intere. 

Difatti, proprio l’articolo 4, comma 24, lettera b), legge 28 giugno 2012, n. 92, per la prima volta introduceva – in via sperimentale – per il triennio 2013-2015 la possibilità per la madre lavoratrice di richiedere tale bonus, al termine del congedo di maternità ed entro gli 11 mesi successivi, in alternativa al congedo parentale. Successivamente, l’articolo 1, commi 356 e 357, legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio 2017) prorogava per il biennio 2017-2018 il beneficio in questione sia per le lavoratrici dipendenti e iscritte alla Gestione Separata (nel limite di spesa di 40 milioni di euro per ciascuno dei due anni) sia per le lavoratrici autonome e imprenditrici (nel limite di spesa di 10 milioni di euro per ciascuno dei due anni).

Quindi, era facoltà delle neomamme di “scambiare” il congedo parentale (sei mesi facoltativi pagati al 30% dello stipendio) con un bonus in questione fino ad un massimo di 3.600 euro in tutto (600 euro mensili per sei mesi), da usare per baby sitter e/o nido.

Qual era lo scopo che ha mosso il governo del 2013? Semplice, facilitare il rientro al lavoro delle donne/mamme lavoratrici o comunque sostenere le mamme di fatto ‘obbligate’ a riprendere presto il lavoro, per ragioni economiche.

Il bonus babysitter spettava a: (1) lavoratrici dipendenti (pubbliche o private), (2) lavoratrici autonome, (3) lavoratrici iscritte alla gestione separata etc, non spettava, invece, tra le tante, (4) alle lavoratrici ancora in fase di gestazione o (5) a quelle che, ad esempio, per contratto, non avevano diritto al congedo parentale.

Come avrete notato ho usato sempre il tempo imperfetto perché, ad oggi – smentite scenografiche in programmi televisivi a parte – nei fatti, l’unico comunicato ufficiale che è seguito alla pubblicazione della legge di bilancio in Gazzetta Ufficiale, è stato quello emanato dall’INPS, principale interessato nonché Ente preposto alla eventuale erogazione dei bonus a sostegno delle famiglie.

In particolare, l’INPS ha confermato che “il contributo baby sitting o asilo nido non è stato prorogato per il 2019. Pertanto, a far data dal 1° gennaio 2019 non è più possibile presentare domanda per accedere a tale contributo.

Questo, dal momento che, con il decreto-legge 17 marzo 2017, n. 25 è stata disposta l’abrogazione delle disposizioni in materia di lavoro accessorio, e, di conseguenza, è stato possibile utilizzare i voucher per prestazioni di lavoro accessorio fino al 31 dicembre 2017. 

Relativamente a quanto sopra, precisa l’INPS, “i voucher già acquisiti telematicamente entro il 31 dicembre 2017 continueranno ad avere validità fino al 31 dicembre 2018. Per questo sarà possibile inserire prestazioni lavorative che terminino, al massimo, il 31 dicembre 2018. Le relative consuntivazioni potranno essere inserite in procedura entro il 16 gennaio 2019.

Entro il termine del 31 dicembre 2018, inoltre, sarà possibile restituire in tutto o in parte i voucher non utilizzati, con il conseguente reintegro del corrispondente congedo parentale. I voucher non utilizzati e per i quali non è stato richiesto il rimborso perderanno invece validità.

Il bonus baby sitter è arrivato, quindi, tristemente, al capolinea!

Attenzione, però, a non confondere il bonus baby sitter con il bonus asili nido e a non cadere nello stesso errore del nostro Vicepresidente del Consiglio (chi ha avuto modo di vedere o di rivedere in un secondo momento l’intervista che ha rilasciato durante uno dei programmi televisivi in onda la mattina in tv, saprà di cosa parlo).

A differenza del bonus baby sitter (che prevedeva lo “scambio” del congedo parentale e la sua “monetizzazione” con l’erogazione di una somma di denaro mensile fino a 600 euro, per un totale di euro 3.600), il bonus nido prevede la corresponsione di una somma di denaro una tantum (quindi una somma elargita non mensilmente ma una sola volta) di una somma che va fino ad un massimo di euro 1.500 per il sostegno alle famiglie per il pagamento della retta dell’asilo nido. 

Del bonus asili nido ne avevamo già parlato il 13 febbraio 2019 sul nostro blog insieme a Lucia Massarotti e, per maggiori informazioni, vi lascio il link.

Alla prossima, amiche! 

Oriana Santarcangelo
Oriana Santarcangelo

Riflessiva e chiacchierona cerco di approcciarmi alla vita con lo stupore e la gioia di un bambino. Partita da una terra lontana, sono approdata a Milano per gli studi universitari ed è lì che, poi, sono diventata avvocato. Galeotto fu il codice ed è in uno studio legale che ho conosciuto mio marito. Anche lui avvocato del lavoro. Diversamente da quanto si potrebbe credere, due avvocati possono vivere sotto lo stesso tetto in armonia ed è così che abbiamo deciso di crederci e di creare la nostra famiglia. Sono mamma di Carlo, classe 2018, immatricolato a giugno.

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